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Le logiche intuitive non sono interne al discorso ma dentro a chi le capisce. Trovare chi le capisce è cercare una comunicazione con chi manca. Come scrivere nel buco con parole vuote piene d'ascolto.La musica s-compone la nostra esistenza in sintonia con quella premessa.Siamo un ossimoro che tendendo all'unità rimane se stesso. Da qui cercherò di rendere meno evidente la mia totale stupidità.

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martedì, 25 ottobre 2005

 

Ho conosciuto la collisione dell'Amore con se stesso.
L'impatto senza tempo.
Il profondissimo blu cobalto.
Dove riposano le stelle.
Mentre lo sguardo alimenta le spire di fuoco dai contorni d'oro.
 
Un dolore d'energia che rende consapevoli.
Di come si può amare.
La propria sensibilità.
 
La percezione del viaggio.
 
Un taglio che mostra i denti dell'anima.
Nel vuoto dell'assenza.
 
E lì.
In quel passaggio.
 
Nel pensiero che si supera.
Sono sopravanzato in un sorriso.
Nello stesso taglio ridicolo.
Dell' eterna collisione.
Con cui la bellezza.
Ci trasfigura.
 
Ci vivifica nel vivente originario.
 
Nel sorriso amletico.
Perchè dell'Amore.
In sintesi.
Resta il sorriso.
 
Sintetico, hehe.
 

Postato da: s-composizioni a 11:52 | link | commenti (7) |

mercoledì, 16 marzo 2005

Mercuriale siparietto sul niente.
E definitivo crollo (veramente) di tutto il teatro.
Perchè le idi di marzo sono l'attimo migliore.
Per far volare sul deltaplano il Cesare del gusto.
Godo godi godiamo.
Perfettamente comprensibile dalle donne che sanno attendere il conto alla rovescia.
Così com'è reso vivo dall'atmosfera di Summer (estate) immortalata dall'interpretazione di Shirley Horn (Verve 1992).
In quell'attesa il vino si sta ossigenando.
Ed è terribile avere queste tre possibilità.
Sapere con certezza che alla fine passerò dalla congiuntura del ginocchio scrosciante alla coscia e poi lì.
Oppure non avere il tempo per questi preliminari dell'anima.
O sperarlo, sperarlo e poi dimenticarlo.
 
Non è stata una tortura.
E' la vita.
E il pensiero di aver visto, paradossalmente, Maradona dalle parti del niente.
Per una sensazione che mi è stranamente rimasta.
Mi fa dire a Diego che l'Armando gli è caduto in stile Jannacci.
La spintarella, hehe.
Se si guarda bene all'intera (proprio intera vicenda).
Risale alle onde radio.
Sempre di onde si tratta.
 
Ma quello che mi ha stupito è la terapia di coppia senza spendere una lira (poi siamo passati all'euro).
Ed è proprio vero che si può "fare" di necessità virtù, hehe.
Si capirà il perchè.
Chi non ha furia, capirà.
 
 
Prima di tutto stamparsi sul cuore questa assoluta verità.
Non ho chiesto e non ho avuto informazioni.
 
Posso dire che qualcuno dalle onde aveva acceso l'inconscio collettivo.
Poi hai tirato fuori il ditone.
Mentre il mio, senza retorica, era soltanto un ditino.
Il bambino che viene dal nulla.
 
Stai sereno.
Ora che ho capito chi sei veramente.
Sorrido.
Sorrido.
Morirò pensando di averti stretto la mano.
Cazzo quanto sei alto...
Saresti stato un'ala-pivot coi fiocchi.
Bisognoso, come tutti, di fa(i)r-e-play-maker, hehe.
L'epitaffio che segue è anche tuo.
 
***
 
All'angelo vendicatore, o se preferite all'anarchico regolatore, è capitato di vedersi attraverso l'odio dell'apparenza.
Non vede l'unità duale.
E' infatti posto all'ingresso del paradiso con la sua spada fiammante.
Comicamente sostituita dal ditone inquisitorio.
Sentenzia senza rieducare.
Senza appello.
Che la Cassazione è superflua per il metodo da lui risolto.
Perchè risolve prima ancora di esaminare.
Non si accorge, ma non è un limite (è una fase) , che la dea bendata.
Con in mano la bilancia.
E' più sensibile ai pesi della vita.
Soprattutto quando i pesi hanno la leggerezza dell'anima.
E della guerra che vi si svolge.
A suon di musica.
Perchè la musica si può ascoltare anche nel buio.
E ha la forza di una finissima bilancia per i moti del nulla.
Non ti muovere.
Altrimenti la quintessenza dell'ir-reale.
Muoverà la vita.
 
Ed io ho un'amica segreta che mi può capire.
A me è capitato nell'anima.
Quello che lei ha sperimentato nel corpo.
 
E in questi casi.
Credimi.
Ci vuole la dea bendata.
E una bilancia talmente precisa da pesare, oltre al peso della vita stessa (21 grammi), tutto il con-testo, tutta la memoria del mondo, ma soprattutto la goccia sospesa, il dubbio della vita, contenuto nel pianto di un bambino/a mai nato/a.
Un bambino concepito soltanto dal desiderio senza l'appoggio della volontà.
Oppure  concepito nel corpo ma mai nato nella volontà, nemmeno in quella flebile del desiderio.
Che qualcosa deve essere contenuto per riconoscersi, appunto, nella responsabilità.
 
Perchè in tutto questo, almeno per me, il perfetto equilibrio sta soltanto dove il desiderio e la volontà si incontrano, (e non è una banalità) per generarsi nel miracolo della vita che vince sulla morte.
 
Me lo avevano detto.
Bimbo mio sei rovinato.
Hai l'ascendente su Giove.
Come la freccia di Guglielmo Tell sulla mela (la favola di Adamo ed Eva ritorna sulle note di Max Gazzè, hehe).
E Marte in trigono, affiancato dall'innovazione di Urano.
Ma Venere è in esaltazione e tira, ospitando Giove nel suo segno di "casa", tutta la carretta di quella miriade di pianeti che ti trovi nell'undicesima casa.
Per non parlare della Luna in dodicesima che ti farà morire e rinascere con la violenza e l'urto dell'Ariete.
Tutte cazzate.
Però devi tenere a freno Marte che tira la barba a Giove facendolo sentire un ragazzino.
Dispettoso.
E soprattutto arginare il dominio e la conquista che lo animano con lo spirito guerriero di un cinese.
Che i cinesi, infatti, adoperano lo stesso termine per significare "giusto" e "utile".
Quello che è utile ( al marziano cinese) è giusto (per lui).
Degli altri chi se ne frega.
E questo spiega anche le radici dell'odierno fascismo comunista.
Che quello è un paese dove c'è il partito unico.
E a me mi irrita, in ogni caso, l'idea del partito unico.
Così mi sono buttato sugli scacchi.
Sublimando.
 
Poi la mazzata.
L'amore che se ne va di fronte ad una donna che alza la voce.
Ed io che non capisco che la sua aggressività è una forma assoluta d'amore.
Perchè sta facendo del male anche, e soprattutto, a se stessa.
E' stanca, ed io non l'ho capito.
Vuole fare tutto, proprio tutto, con quella grazia che me l'ha impressa nel cuore.
Ma le manca il tempo.
E io sono molto fermo nella difesa dei miei ritmi.
E dei cazzi miei : musica, bici, letture, tempo libero.
Allora si alzano le voci in una precisa congiuntura.
E io mi butto a corpo morto, sempre, su tutte le labbrate ( che a mio modestissimo parere, meriterebbe-mi, hehe).
Sono le frecce che non le ho tirato.
Avevo preso soltanto l'arco-baleno della pace.
E volevo volare soltanto sulla comunicazione spericolata
di quelle che non dormi mai.
Ma l'errore iniziale non è il contenuto della comunicazione.
E' il tono.
A me il tono mi manda al manicomio.
Mi puoi dire che ho torto marcio.
Che non capisco le necessità complessive.
Le priorità familiari.
Che sono un pezzente.
Che vuoi "cambiare" i miei ritmi vitali a beneficio dei tuoi.
Che ami rompermi i coglioni in quanto la tua infanzia ti autorizza a farlo.
Insomma, puoi avere anche ragione.
Ma se vuoi "condurre" questo mio cuore alla vittoria, lo devi fare con gentilezza.
Se alzi la voce, con me hai chiuso.
Ma tu non capisci che si è alzata perchè non sentivi.
Tu che parli sempre di ascolto.
Ah
 
Poi diamine.
Si può passare al microscopio anche i miei ritmi vitali.
E ringraziarti donna colosso.
Che mi hai insegnato a rendere afrodisiaca tutta la mia attività casalinga.
Che alle donne piace l'uomo tutto-fare, hehe.
Soprattutto perchè gli arriva questo messaggio: sono qui per prendermi cura di te (in quanto babbo).
E non : sono qui per farti prendere cura di questo cittino (in quanto mamma).
Diciamo che, negoziato il grado dell'ardire e stabilito il campo di battaglia, è sufficiente comportarsi da adulti e seguire le priorità della famiglia.
Le priorità.
Non le fissazioni.
Ma anche te, hai le tue.
Con sto cazzo di pianoforte ( che la musica può essere una rottura a certe ore del giorno - in caso di esercizi-, mentre l'altro studia, legge o addirittura scrive la seconda tesi).
 
Insomma.
Vogliamo parlarne senza urlare?
Ma soprattutto era proprio impossibile per me capire che il tuo secondo alloro accademico, in concomitanza alla nascita della nostra seconda meraviglia, mi avrebbe impedito di fare i cazzi miei?
Nada bici.
Nada dormire la notte.
Nada di niente.
A parte la soddisfazione di essere il primo uomo sul lavoro a prendere l'aspettativa.
 
Insomma.
Almeno tu scrivevi il tuo diario.
Che lo scrivi da quando hai la penna in mano.
Che lo scrivi, e quelle poche cose che mi hai fatto leggere, mi hanno sempre sfondato l'anima.
Che un pò vedevo le due valigie che servono per contenerlo.
E mi dicevo che ho sposato una dea.
Il fuoco sulla terra, ho sposato.
La bellezza di un sorriso che lascia tracce ovunque passa.
Fai delle analisi raffinatissime.
Sei incisiva.
Intelligente.
Bella.
Sensuale.
Donna.
Il tuo sorriso è famoso in tutti i luoghi in cui hai lavorato.
E a me, in quel periodo, non hai fatto altro che rompere i coglioni.
Ma era colpa mia.
Cazzo.
Erano i cazzi miei ad essere ingonbranti.
Eccolò lì che si fa i cazzi suoi, hehe.
Sdeng.
 
Scusami.
Non ho capito che eri stanca.
Non ho frenato il tuo complesso di Atlante.
Non ho reagito subito dandoti un limite.
GRANDISSIMO ERRORE.
Ma soprattutto ti ho umiliato.
Non facendoti capire quanto mi stavi rompendo i coglioni.
A tal punto da riuscire a dimenticare quella magia che eri stata per me.
Quella magia che sei.
E che non so spiegare.
 
Ovviamente reagire con indifferenza alla tua aggressività non era la strada giusta per ritrovarci.
E la tua aggressività, l'ho capito dopo, era amore assoluto.
Ma io non volevo cambiarti.
E questo è stato l'altro errore.
Perchè io non ho mai preteso di cambiare nessuno per amore.
Per amore ci si prende per quello che si è.
O ci si lascia.
 
Ed ecco che in tutto questo si inserisce la leggerezza di un gioco a tutto campo senza regole.
Dichiarato.
Sottoscritto e vidimato.
Con pieno accordo delle parti in crisi ( molto malore, molto onore, hehe). 
In quella situazione un pensiero fine ed ironico.
Diventava la lucina nel caos.
 
Dopo si capirà quale forza terapeutica abbia avuto quell'incontro.
E che ruolo abbiano giocato "l'indubbia protagonista", l'amore che c'era rimasto in quel bosone, il mio tribunale interiore, la mia nostalgia, la consapevolezza di essere nient'altro che cenere, tutte le risate di questo mondo, ma soprattutto le mie bambine.
La vita che avevo scelto di far nascere.
Che è un collante eterno.
Di quell'eternità materiale.
Che per me, vista l'età media in cui si muore, corrisponde ad altri 30-40 anni.
 
Il suo diario e il mio dunque.
Speculari.
Ed è importante sottolineare che mi aveva detto vai e cerca di essere felice.
Non mi voleva fare da mamma.
E questo è stato fondamentale e determinante.
A lei dunque ho dato, per lenire il senso di colpa, l'immagine di uno sconfitto.
Di un uomo che tradisce e viene rifiutato.
E che per questo diventa la merda più merda più merda che si possa incontrare.
 
Ti dò questo potere.
Ti dò il potere sulla vita e sulla morte.
Se mi salverai insieme a te.
Allora è vero che mi ami come ti amo io.
Amore.
 
Poi, se vuoi chiamarla autocrocifissione nei quattro elementi (acqua, fuoco, aria, terra) o pensiero allo sbando, il caso ha squarciato di nuovo, con un graffio, la tela del cielo.
E Fontana come quadro e metafora ha iniziato la sua sorgente di senso, nel bene e nel male.
E qui ho visto nuovamente l'inconscio collettivo alzare le sue vele.
Uomini e donne trasformati in energie.
 
I primi cedere con piacere a quel desiderio maschile di portare la donna al massimo del suo sentire.
Le seconde ad assecondare questo desiderio che era il loro.
Coincidenza degli opposti.
 
 
E mentre questo avveniva, era il piacere di esserne consapevoli.
Il vero carburante.
E mentre questo avveniva, tu così vitale e ribelle (il primo catalizzatore), a fare il contrario.
Con quel ditone inquisitorio.
 
Perchè se c'è una parola che odio, e per me usare la parola odio è veramente impossibile, è proprio la parola pregiudizio.
Tu sei arrivato con la fiamma spadeggiante e hai tagliato i fili che legavano i masochisti  stellari ai sadici omuncoli.
Questa almeno era la tua sentenziale dimostrazione.
In base agli atti.
Che i fatti.
I fatti erano inconsistenti per essere un tale gioco al massacro.
Ma tu hai detto: l'unico che ci ha capito qualcosa sono IO.
Smaschererò la distorsione (seee, della chitarra ti avrebbero risposto a Porta a Porta, per non dire a Porta Portese).
 
Se siamo stati patetici.
E forse lo siamo stati.
Con grande soddisfazione del restauro intorno al senso del ridicolo.
Sei in buona compagnia.
Potresti farti lezione da solo.
 
 
Oppure ascoltare le ragioni che mi fanno odiare il pregiudizio.
Come l'offesa più insanabile fatta alla persona.
Alla persona.
Che ai gruppi io non credo più.
 
Alla persona.
Alla singola persona.
 
Perchè vivevo in un paese dove molti erano comunisti.
E al professore di educazione tecnica avevano ammazzato il padre in quanto fascista.
Del processo neanche una virgola.
Ma siccome gli avevano ammazzato il padre.
Per la proprietà transitiva.
Era un fascista.
Poi era un liberale che mi ha fatto scoprire oltre al materialismo storico (Labriola e Gramsci attraverso Croce) il Jazz, Pico della Mirandola, Ficino e tutto il Rinascimento.
Mica seghe mentali.
 
Io non lo so se era liberale per orgoglio o per convinzione.
Ti dico soltanto che, mentre confidavo il mio amore vero per Enrico, lui mi ha fatto scoprire tutti i giganti perseguitati dallo stalinismo.
Tutti i giganti perseguitati dal potere.
Tutti quelli che cercano le radici del dolore per trasformarle in bellezza ( e i russi che ci ha fatto conoscere anche Zolla ne sono un esempio).
Ed è comunque sorprendente ritrovarne molti nelle due ultime fatiche di Massimo.
Che è bello avere un idea Dell'inizio e Della cosa ultima.
 
 
Se ripenso a quel professore solitario.
Come un passero.
Posso dire a me stesso di aver fatto il metalmeccanico in suo onore.
Perchè lui era un ottimo tornitore.
Perchè era un uomo solo.
Che ha onorato il padre.
Contro il branco.
Che a me bastava sentirgli dire che "l'uomo nato soltanto per essere impresso in un busto attraverso la mascella" la chiamava la musica dei negri.
Il jazz.
Capisci quanto era capra?
Mentre dall'altra parte tutto quello che veniva dall'America era merda.
A parte Pavese, Vittorini e Veltroni, hehe.
Veltroni, ah ah.
 
A me basta quello che ha pensato e scritto su Luca Flores per amarlo.
Così come amo tutte le persone curiose della propria anima.
 
Poi sono tornato a scuola.
Passando dalla vetreria.
Dalla  tipografia.
Dall'albo degli scribacchini.
Dalla Mammì senza padrini e quindi espulso dalle frequenze senza concessione.
Dalle vigne (periodo d'oro).
Dall'amore di una potenza inenarrabile.
Dall' università.
Dai concorsi.
Giurando sulla Costituzione.
Che ora non si fà più e questo per me è indicativo.
Perchè io ho giurato consapevolmente.
E quando hai la forza di giurare su qualcosa, senza metterti a ridere, quella forza è l'amore.
L'amore vero che sentivo verso quelli che sono morti anche per me.
E per te.
Che sputi sullo Stato.
Che limitarsi agli uomini che lo rappresentano ora, sarebbe anche comprensibile.
Ma lo Stato di diritto ha una sua dignità nella storia.
Ed è la storia fatta dagli uomini.
Lo Stato di diritto non è mai eversivo.
Eversivi sono quelli che sono passati dalla rappresentanza al potere.
Che al potere volevano andarci sempre con le loro idee di avanguardia.
Che l'avanguardia può essere anche pericolosa quando prepara lo scenario di guerra.
Se a Genova è stata deliberata la sospensione dei diritti costituzionali.
Io ti rispondo che (avendo frequentato i forum di preparazione) una corresponsabilità alla creazione del clima.
Mi sento di sostenerla ora, come la sostenni allora.
Certamente le cariche sulle folle in amore erano più difficili da spiegare.
E chi ha preparato le difese per sostenere l'urto, dovrebbe riflettere sull'efficacia di quella difese e sul loro rovesciamento dialettico.
Che per me vedere delle anziane donne ferite è stato scioccante.
Così come il clima di solidarietà che si stava creando intorno alle violenze giuste di chi protestava in nome del pianeta.
Siccome la mia protesta è giusta sono giusti tutti i mezzi.
Mica vero.
 
Perchè si può manifestare come a Melfi, duramente, ma con le lacrime agli occhi.
Da una parte e dall'altra.
 
 
Non conosco la noia.
Perchè il mio tempo libero lo passerei con gioie e soddisfazioni che non costano nulla.
Ma se vuoi una sintesi estrema.
Per ritornare al punto di partenza
La sintesi è questa: io non ci credevo ma sono stato fedele (ho avuto fede, hehe).
E di questi tempi il coraggio della fedeltà.
Mi basta vederlo da solo.
Non ho bisogno delle tue credenziali.
Che parli sempre e soltanto di paura come un disco rotto.
 
Forse mi ha aiutato la mia infanzia a Livorno.
La mia meravigliosa infanzia estiva, fatta di resti e scontrini sulle carni bianche la mattina in quel negozio pieno di De, Buaiola e vernacoliere ante litteram.
Fatta di scogli al pomeriggio, sotto il ponte da cui si è buttata mia zia.
Forse si gioca per non morire.
Ma qui dentro (in questa rete) c'è una persona che ha capito, senza dirmelo, quello che ho vissuto.
 
 
E' un'amica del cuore.
Amica amica.
Talmente amica.
Da avere un nome.
La mia sorellina segreta.
 
Segreta.
Talmente segreta.
Che non lo sa nemmeno lei.
 
Non lo sa.
Ma lo sente.
 
Gli voglio un bene sacro.
Come a una sorella.
Etimologicamente separata.
 
Essendo una fuoriclasse dell'ascolto.
Sente anche i sorrisi silenziosi.
I denti sono lo specchio della sua mente.
Servono a nutrire.
Silenziosa e sorridente.
Con due occhi.
Universali.
Che hanno dentro l'universo.
Inesplorato.
Assomiglia alla mula del Fellini dei Balcani.
Che la vita è un miracolo.
 
A quell'amica del cuore.
A quella sorella che non ho.
Ma che ho sempre desiderato.
Per non desiderare tutte le donne.
Voglio raccontare questa favola vera.
Una favola dove si piange come la fenice.
Ridendo di gioia.
 
Ridere di gioia come fa l'acqua quando il sole riflette il pianto che sale in alto.
Le lacrime che curano ogni ferita.
Come quando Benigni ha ricordato Troisi da Arbore.
E sembrava di poterlo abbracciare Massimino.
Con il cuore sicuramente.
Come quando i toscani amano i napoletani.
I napoletani che hanno scelto l'arma della risata.
Anche quella sulfurea.
Invece delle armi che sparano.
E lo fanno proprio perchè non si sentono soli.
E so di cosa parlo.
Perchè Boccaccio è passato da Napoli per diventare Boccaccio.
Perchè sulla mia "vita posdatata".
Ho una dedica di Peppe.
Al mio amico Simone.
Ed erano passate solo poche manciate di secondi dall'intervista pubblica.
Ma che dico.
Da quella rimpatriata fra anime.
Da quella liturgia prima dolente ma  poi ironica.
Di una umanità risorta nel nulla.
Di una dignità che non sopprime l'ALTRO.
Perchè non ha pretese.
Non pretendo nulla.
Perchè chiedere non è pretendere.
Chiede chi si affida.
Pretende chi non ascolta la volontà di chi ascolta.
 
E' come la vita.
Può capitare l'amore.
Cazzo.
Può capitare l'amore ed è traumatico se combatte con se stesso.
Con l'amore.
Può capitare l'amore e tu non riesci a capire quello che ti vuole dire.
O forse lo chiamavi così forte che è arrivato ma dalla parte sbagliata.
Ecco l'errore.
Lo chiamavi senza pretenderlo.
E lui, l'amore, è entrato da dove voleva.
Poi lei ti dice vai.
Te lo dice per te.
Perchè ha capito che non si pretende quello che si può solo chiamare.
Ha capito che niente ci appartiene.
Nemmeno quello che doniamo.
Perchè quello forza misteriosa è proprio un'ombra nel buio.
Che diventa luce appena si manifesta.
E tu allora rimani.
 
E' quindi possibile chiamare.
Chi -amare.
Ed è per questo che i figli devono arrivare solo e soltanto quando sono chiamati.
Che la pretesa dei figli di venire.
Senza il consenso dell'amore.
Non l'ho mai sopportata.
 
Come dicono i cinesi.
Giusto e utile hanno lo stesso termine.
Lo stesso nome.
Non è utile per nessuno avere figli che non si desiderano.
 
E in questo fine settimana.
Dopo aver visto la mostra iperrealista di Paul Davies.
E quella fotografica dei nati nel bordello.
Di India-na realtà.
Ne sono ancora più convinto.
 
La natura spreca.
La natura spreca tantissimo.
Su un milione di miliardi ne arriva uno.
E non è detto che quell'uno sia atteso.
Si può convincere, lo spermatozoo, che sia così.
Ma non è detto che sia così.
 
Certi sbarramenti non sono un' insulto alla vita.
O a i suoi disegni misteriosi.
Anzi.
Sono un monumento alla libertà.
E alla responsabilità.
 
Non posso accettare quello che non volevo.
Ma quello che volevo.
E solo quello.
Voglio proteggerlo.
Per me.
 
Io non credo in dio.
E tantomeno all'amaro calice.
Ma se dio si comporta come mi comporto io.
Saremo buoni amici.
Sbaglieremo in allegria.
 
La natura spreca tantissimo.
Ma la poesia ripaga sempre con gli interessi.
 
La bellezza delle cose.
E' niente in confronto alla bellezza dell'amicizia.
 
Come sanno bene i moderni alchimisti del riciclaggio.
Un'amicizia.
E' come la musica.
Materia prima illimitata.
Un'amicizia è quando ti innamori due volte della stessa persona.
La ami totalmente e senza paure.
Perchè non ti giudica.
Con travi e distorsioni.
 
 
(Questo comunque è il tuo cammino, se vuoi proseguire puoi farlo da solo).
Oppure raccontaci il tuo cuore senza farlo sfavillare continuamente nella luce del sacrificio.
Che io sono un povero diavolo.
Poverissimo.
E inetto.
Mentre l'angelo vendicatore, hehe.
E' una parte dove si può gettare anche la maschera.
Ora lo puoi fare.
 
 
Alcune considerazioni sul cammino comune ( quello della società).
Mi sento in dovere di farle.
Come hai detto te.
Doverosamente rimango della mia idea.
Lo Stato di diritto è il sistema più imperfetto che c'è.
E' proprio un tentativo di giustizia a vari livelli.
E a volte non funziona proprio perchè ci sono gli esseri umani a farlo funzionare.
Ma io sono convinto (con Luigi Ferraioli e quel capolavoro pubblicato da Laterza " Diritto e Ragione- Teoria del garantismo penale) che le garanzie e la procedura sono il fine (il fine) in questa battaglia per la libertà.
E' superfluo ricordare che furono creati i tribunali speciali.
E che è sempre utile (giusto per i cinesi che per ragioni attualissime non mi stanno per niente simpatici) rileggere le narrazioni di Sciascia intorno alla solitudine del giudice o rivederne in Volontè l'anima che lo incarna.
Ma se a te va di pensare il contrario, libero di farlo.
Quello che non è utile fare (giusto per i cinesi che non conoscevano il fascismo comunista).
E' definire la tua delusione come la convinzione di un altro.
Sai.
Potresti scoprire che il seme dell'odio è proprio questo.
Mettere in bocca parole mai pronunciate.
Oppure.
Ascoltarne di mai pronunciate.
 
Già.
 
Ma io sono un poverino.
E tu lavori presso una scuola guida.
Quella che rilascia la patente di antifascista.
Quella che ti inquadra come incerto estimatore della propaganda.
Quello che non sa distinguere.
Perchè Cartesio lo hai letto soltanto te.
Perchè ora lo devi dire.
Chi non la pensa come te è un fascista.
Stai dicendo questo.
Oppure io sto manipolando.
La retorica.
Che non è la vita.
 
Cerco di rilassarmi.
Che non amo alzare la voce.
E non amo chi lo fa.
 
Ma voglio tornare alla mia amica.
Alla mia sorellina segreta.
 
Ora mia moglie è la compagna per l'eternità.
Fisica.
Perchè la vita è un miracolo.
Noi lo possaimo dire,
Nessuno di noi era andato via.
Ne Lei, nè Io.
E forse proprio per questo ci siamo ritrovati.
E ora posso dire che chi si innamora due volte della stessa persona.
Riconosce e scopre il segreto della fiamma (della fiamma vitale, non ho detto della fiamma tricolore, hehe).
 
Se penso che ti sei data della terrorista.
Ripenso a quanto mi hai fatto soffrire
NO.
E' giusto essere in due.
Credimi.
E' giustissimo essere in due.
E' fondamentale essere in due.
Tre opzional (la battuta è più forte di me, non ci posso "fare" nulla).
E credo che sia giusto esserlo, in due, dopo aver scoperto (minimamente) che si rimarrà insieme.
Con buone speranze.
 
Perchè alla fine ho capito cosa è questa benedetta fedeltà.
La fedeltà alla fine.
E' la luce che fa il percorso inverso.
Entra nel buio.
Illuminandolo.
Con la sua fiamma.
 
Chi entra dal mondo delle anime.
Ha questo compito.
Di non nascere in un bordello.
E il bordello, che non è un giudizio, sono i corpi senz'anima.
Che non sanno dove andare.
 
Ma sorellina, avresti dovuto vederlo, mentre salivo in bici sulle mie strade, mentre piangevo.
Lo so, lo so che la mia mamma mi voleva bene.
E infatti io sono entrato nella sua vita perchè lei è una persona materna.
Ma ho avuto delle pretese assurde.
Non ho pensato che anche lei voleva essere amata da chi avrebbe fatto bene a pensarci prima.
Che la prudenza non è solo mentale, è anche fisica.
 
 
Perchè salivo in bici
Come un coglione gigante.
E parlavo con due neonati sulle spalle, seduti su una panchina.
E mi veniva in mente Dalla
e vedevo come fanno i marinai
a nascere per caso
nel bordello della metempsicosi.
Tutte cazzate.
 
A meno che uno forzi la mano
gettando nel dolore
chi avrebbe potuto scoprire l' amore
anche per chi non ne ha.
 
 
Come l'oro sulla liana.
La metafora Tarzan.
Il bambino che passa da un cordone ombelicale all'altro.
Come nella foresta.
Che la natura si affida alle scimmie, ma non agli uomini.
Le donne sono messe molto meglio.
Bambino di liana in liana.
Di cordone in cordone.
 
 
 
Insomma.
Quello che volevo dire è questo.
L'aborto è un diritto.
E forse un dovere.
Non è terrorismo.
 
 
 
Ciao sorellina.
Ti voglio bene.
Anche se non ci conosciamo.
Mi è bastato quel sorriso.
E la tua curiosità.
Perchè quel sorriso era il sorriso della curiosità
di quella comunicazione
che non dormi mai.
Dorme la morte.
Ci pensa la morte a dormire.
 
A volte per vegliare è sufficiente essere umani.
Non è indispensabile essere immortali.
 
A dimostrazione che avevo avvertito.
Comunque.
Ripubblico, non si sa mai.
Magari ci scappa l'assoluzione per il fatto preterintenzionale.
Magari ci scappa la ripubblicazione totale.
Per i filologi del tempo perso.
Anche per sfatare qualche caricatura (che spesso diventa la fine nobile del circolo vizioso, ma anche il tentativo orribile di chi proprio non ha capito nulla).
E io sono il primo fra questi, hehe.
Tu, ti darò del lei, tu sei in buona compagnia, hehe.
 
 
15/01/03 11.53.42 login IP eseguito
Il pianto sulla stele versata
El Cualdo Matachion (transiberiamus)
 
 
 
Nero calzamaglia.
Perchè qualcuno mi ha infilato in un sorriso sbottonato.
Evidentemente sono peggio di un ladro.
Difendendo la relativa visuale di questa maschera presuppongo uno scrigno della memoria.
Diversivi esausti in un inizio che è anche la fine.
Recalcitrante.Mi sento recalcitrante.
Con un nome allegro che si allontana dalle parole.
Ma sento un sorriso sulla mia pelle.
E qualcuno che mi sgancia il terzo bottone della camicia.
Senza farmi sapere da dove ha iniziato.
Lo so.
Godo di immeritata fiducia autolesionista.
Scredito la rubiconda dominante mentre spiffero agli usurai con tendenze musicali.
Solletico i loro complessi: topo d'appartamenti con pentagramma.
Hanno bisogno di espiare per godere.
Solo così, nella mortificazione, il piacere riesce a liberarle.
Ma è un piacere che si realizza solo alla fine.
Come il desiderio nel sogno : esaudito dal vissuto allucinatorio.
La possessione scopre, scardinando i freni della sofferenza, che è più intrigante dannarsi nella ripetizione che nella rinuncia.
E chi vuole ripetersi ha deciso di morire.
Tutto questo è molto pericoloso a chi lo procura.
Il danno.
Perchè non esiste un perito per questo genere di liquidazione.
Io ho sempre spaccato la legna mentre ascoltavo il cantabile e l'allegretto.
Nei tratti scoscesi e nelle ripide mi affidavo ai crescendo.
Ma se si ride della propria bramosia non si fanno prigionieri.
Si va per sentieri inesplorati.
E se uno spacca la legna non sta facendo la ricerca dell'oro.
Questa è la lama che ti sfonda il cranio.
Esplicito.
E allora se si è derisi ci si sentirà più leggeri perchè è sbattendo sul muro che ci si accorge della sua tenuta.
Se si è fraintesi le pepite vorranno sostituire i denti ed io sono affezionato al mio sorriso.
Mani avanti mentre hai un moncherino da esibire.
E chi dice il contrario non ha nemmeno la stele di rosetta.
Apprezzo i muri quindi, anche quelli di gomma.
Preferisco le donne a ritroso, con loro raggiungo subito il mio obiettivo che naturalmente è quello di non farmelo sapere.
Lo sputazzo è intimo ed è per questo che le donne non sputano.
Ovviamente il piatto non ha niente a che fare con l'inettitudine nè tantomeno con l'incontinenza.
Bisognerebbe blindarsi le mandibole con l'intelligenza.
E andare dal sarto che ha già confezionato.
Ma non mi interessano le smancerie.
Il carburante vero è finire la benzina mentre tutto va a fuoco.
Sgonfiare la presenza a poco a poco.
Prendersi quando non è rimasto più nulla.
La mia Eva è assente.

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giovedì, 30 dicembre 2004

 
Mi sono sempre piaciute le persone che stanno perennemente al confine della propria incompetenza.
Io sono specializzato nelle idiozie.
E un idiota incompetente si sa crea un clima di serena e cordiale allegria Dostoiescana.
Un incrocio febbrile fra Don Chisciotte, l'autore dei demoni e la campagna toscana.
Su questo limitare dell' incoscienza possiamo trovare di tutto.
Anche quelli che si interessano a questo genere di pensieri.
Se definirli tali è ancora possibile.
Vista l'esegesi frattale della sfera di vetro, hehe.
Quindi fa piacere notare come questa tensione a spostarsi dal proprio centro sia contagiosa.
Lo conferma il fatto che cerco mia moglie come se fosse la prima volta.
Ad essere precisi, molto di più.
Perchè è un centro che sta fra me e lei, quindi si muove, hehe.
E c'è bisogno di tutta la sua flessibilità.
E' incredibile, hehe.
Come le alternative siano deliziose.
Raffinatezze.
Poi c'è il sovrappensiero.
Quelle stasi dello sguardo ignoto.
Tipiche emersioni dell'assenza.
Le riconosci bene.
Praticamente, quando emergono le idiozie rimani lucido se ti fermi nel vuoto.
Pneumatico.
A guardare l'orizzonte degli eventi.
E soprattutto le dinamiche.
I flussi.
E tutto questo in piacevole compagnia, fra divertenti interferenze, scambi di ruolo, imitazioni del proprio punto di vista, ordalie, e tanto confine.
Siamo in diversi ad abitare questo confine della propria esperienza.
Che in omaggio alla ragione non possiamo che definire mitica.
Per poterne uscire indenni.
Sallustio diceva che il mito giammai accadde ma sempre si rinnova.
Le virgolette me le sono messe in culo da solo.
L'aspetto divertente è che la ragione solleva dei problemi che non è in grado di risolvere.
Non tutti.
Diciamo che sul lavoro si deve essere ragionevoli.
Propositivi, concreti, intraprendenti, efficaci.
Fare risultato.
Diciamo che può bastare.
Per passare subito ad altro.
E specializzarsi ulteriormente.
Perchè le idee sono come le idiozie.
Stessa materia, cambia la forma e il contenuto.
Impastatori.
Impastatori di parole.
E sembra di essere sul canale della bella presentatrice guzzantiana.
Senza destinazioni immediate.
Anche se le alternative, ripeto, sono deliziose.
Raffinatissimissime.
 
Sono praterie di bellezza.
Di un calendario che finisce nel 2004.
 
Poi ci sono anche scampoli di testo.
Sartorie che sfilano.
Ma la filologia non è una scienza anonima.
Spesso è un arte.
Seguire il filo del discorso.
E' come stare dietro al famoso Barone che si toglieva d'impiccio tirandosi per i capelli.
Anche se era capacissimo di cadere nell'inverosimile da solo.
Come quella volta che attaccato il suo bronzino a un ramo e coricatosi.
Si svegliò l'indomani.
Lui era sulla terra, il cavallo in cima al campanile.
Con questa spiegazione.
Era nevicato tantissimo.
Il tempo di dormire e mi sono ritrovato piano piano qui.
Eppure il cavallo ero sicuro di averlo legato all'albero.
Legato all'albero.
Del campanile, hehe.
A uno così, viene da pensare, andrebbe bene qualsiasi parola.
Mica vero.
C'è né una che nemmeno il barone adoprerebbe.
Lui preferirebbe "insensibile".
E non è il bieco e sciatto rinominare del politicamente corretto.
Tanto per edulcorare la realtà.
No.
E' che il totale isolamento non lo posso nemmeno concepire.
Perchè uno comunque sente il proprio modo di sentire e spesso gli altri sensi che compensano.
Altre sensibilità che ci sono nella persona.
Pensate a quanto è bella la parola: persona.
Persona.
Senti tutto il brivido della relazione.
Perchè sei persona quando uno ti considera tale.
Sei persona se c'è un'altra persona.
Sei persona anche quando non ti ascoltano.
Per non risponderti.
Niente da aggiungere pertanto sull'autoproduzione, a parte il divertimento.
Semmai, e qui insisto, le alternative sono estremamente raffinate.
Ecco.
Diciamo che le alternative sono superbe.
Sono praticamente su un ginocchio, come i cavalieri.
Un ginocchio.
Non in ginocchio, con tutti e due i coglioni in mano.
Un ginocchio solo, appoggiato.
Un omaggio deferente alla bellezza creativa.
Che risulta in buona compagnia.
Mi rendo conto che era meglio lasciar perdere.
Ma come si fà ?
Come?
(Dopo riprendo il discorso sull'adolescenza che domanda proprio questa domanda).
Come fare, hehe.
Fare come se fosse l'ultima volta e questa volta il termine è pertinente.
Volteggia piano piano.
Per arrivare altrove.
Come sempre.
Perchè il suo non è un complimento.
E' un assist.
Il meglio del gioco di squadra.
E per di più, magicamente, senza schemi.
Il nostro era un gioco senza schemi.
Ma lei è pura adrenalina da spogliatoio, hehe.
Lei ti fa giocare sul filo del palleggio ubriacante con passaggi fulminanti .
Ti sembra di essere nuovamente sul parquet quando facevi girare la palla.
Servire bene i compagni.
La schiacciatina bona.
Ti sembra di essere lì.
Quando con la coda dell'occhio a destra ,mentre guardi in faccia l'avversario che ti marca, con la tua stessa finta a sinistra servi simultaneamente  in alto la palla sul canestro che qualcun'altro depositerà gentilmente nella retina (webino nell'occhio).
La schiacciatina croccante.
Per poi comunque schiacciare la testa al serpente.
Perchè il potere più grande è la rinuncia.
Il potere di chi non vuole il potere per il potere.
Cambiare il mondo senza prenderne il potere.
Ma solo esercitarlo con equità, senza dimenticare il principio di responsabilità (Jonas) e speranza (Bloch).
Quindi.
Si può agire coerentemente con i propri principi senza curarsi delle conseguenze.
Morire dissanguati se non è possibile fare trasfusioni.
Oppure fare il cretino per principio
Altrimenti interrogarsi sugli effetti e l'imponderabile reazione altrui.
E capire finalmente che cosa voleva dire quella cazzo di frase che non ho mai capito.
"Beati gli ultimi perchè saranno i primi".
Le virgolette qui sono presenti in nome dell'attesa.
 
L'attesa ci tiene in Vita.
Gli ultimi sono veramente i primi.
 
Poi l'attesa finisce nel 2004.
Il tempo di raccogliere i miei ultimi sorrisi.
E precisare che sono stato solo qui  (qui) nel mese di dicembre, a evaporare.
 
Ora penso a quei ragazzi adolescenti che ho incrociato nelle altre case.
In questo clima di palle amichevoli.
Si chiedono e domandano per la porta del paradiso.
Stabilito che ognuno ne ha uno.
Quelli interessati al mondo femminile.
Da questo natale hanno una possibilità in più.
Possono passare, così mi hanno detto, dal pensare assolutamente ad altro.
Per arginare l'ansia.
A saperle ascoltare.
Ascoltare il loro corpo che guida.
Ascoltarsi, respirare e assecondare.
Incontrare una Donna è veramente avventuroso.
Farle scoprire quanto è intelligente determinante (e qui l'essere svolge una funzione fondante).
Poichè l'essere deve essere tutta roba sua, hehe.
Poi farle scoprire quanto può diventare trrrrrr   trrrrrrrrrrremenda (qui il divenire, hehe, svolge una funzione felliniana).
 
L'origine di un legame vero, parte da qui.
 
Il resto è mito.
E con quest'ultima idiozia, l'idiozia suprema, chiudo.
 

Postato da: s-composizioni a 13:21 | link | commenti (13) |

giovedì, 23 dicembre 2004

 
Sembro cattivo ma sono solo un galantuomo del tempo perso.
Volontariamente.
Come fosse dedicato a se stesso.
Utilissimo.
E piacevole. 
Cedo volentieri quindi il post-O a chi vuol fare bella figura.
Senza averne bisogno.
Pensavo che la parola chiave fosse messico e nuvole.
Di quel nobile baffuto.
Cantata dalla Mann(a-o)ia.
Per uscire di senno rimanendo accoccolati nel proprio universale patrimonio.
Perchè la cifra della manutenzione è la medesima.
E tutto questo è detto per intendersi.
Come quando adori il tempo tanto da tagliarlo in piccoli sblocchi emozionali.
Che ti parlano di un ascolto sui fondamentali.
A partire da me.
Che forse l'intreccio più che costruirlo l'ho vissuto.
Questo intreccio o intarsio non è stato premeditato.
E' emerso durante.
E' uno stato del vivere.
E' diverso dalla premeditazione irresponsabile.
La premeditazione la lascio a chi si chiama come un browser in italiano.
A chi ha scelto di chiamarsi così.
E ciò nonostante dimostra un'esilarante tenerezza perchè non sa cogliere nemmeno il sapore, non dico i frutti tropicali, di una macedonia ben stagionata.
Dalle stagioni del cuore.
Questa idea del dominio per esempio offende chi risplende di luce propria.
Di luce propria.
Basterebbe formulare una sintesi sulle opere.
Saper vedere i fiori dello stile.
E riconoscere che ci siamo donati reciprocamente bellezza.
Intorno a un mistero.
Del quale tento un interpretazione.
Oggi.
Dopo un bel vaffanculo megagalattico con supercazzola incorporata.
La supercazzola incorporata che è la chiave d'accensione della navicella.
Navicella di pura energia.
E quanto è bella quando ti si scioglie fra le braccia.
 
Diciamo che il giovedì può essere il giorno della saggezza giovane.
Il giorno della montagna.
Dove le ali forti dell'entusiasmo si fondono nella forza della pazienza e della prudenza.
Perchè il genio della visione è questo: saper riconoscere la vibrazione dell'accordo.
Scegliere bene il tempo armonico.
E piazzare la melodia in mezzo al petto.
Con un Do.
Di fuori, hehe.
 
 
Perchè è veramente bello sapere che ci siete.
E conforta ricordare, in fondo, che dalle pagine de  La Monarchia un buon professore all'ultima puntata del suo viaggio sulle ragioni del cuore non ha potuto dire altro dell'amore che queste parole: è un dono del cielo e non siamo più gli stessi.
hehe
 
 
Quindi alla luce di tale autorevolissimo parere.
Penso.
E vedo che ci sono idee, graffiti , foto interpretate, domande e tentativi di risposta sulla bellezza del gioco.
Girano.
A palla o in cerchio.
Quelli che vogliono dare un calcio a porta vuota accusano d'immoralità perfino Popper.
Che umilmente ha detto questo sull'atteggiamento scientifico: per fare scienza ci si deve innamorare di un problema, che genera a sua volta problemi-figli.
E così via.
A cerchio mi sembrano più verosimili.
I rilievi e le curve, meravigliose curve.
E questo lo dice il mio indice di gradimento.
Che è in salita, hehe.
 
In fondo è il solito tema circolare.
Se abbia un senso.
Se non ci sia nemmeno la sceneggiatura.
Se questa trama di per sé sia sufficiente.
Se questa trama complessiva, per chi ne ha una visione completa, sia almeno l'immagine di una dinamica profonda.
Se ci sia forse l'immagine simbolica di qualcosa che viene dal nulla come manifestazione o epifania della Vita.
 
Qualcosa di profondo che si genera fra uomo e donna.
 
Non è che mi sento interpellato.
E' che ho voglia di rispondere.
Dando una mano alla causa collettiva.
Al nostro patrimonio comune, hehe.
Ma soprattutto dando la ricetta finale.
Soprattutto quella.
 
E' evidente che mi piace.
 
E' evidente che è evidente.
E questa sarebbe una risposta idonea perchè come dice un'amica chi è felice ha ragione.
Si, ma non posso far coincidere piacere con felicità.
Sono due realtà distinte.
E la parola felicità è molto difficile da tenere in mano senza sembrare ridicoli.
Ma anche il piacere ha i suoi paradossi.
Il piacere della disciplina per esempio è un piacere e non una sofferenza finalizzata a.
Se il piacere ci porta alla felicità è semplice.
Ma non è così.
Diciamo che il piacere ci porta a capire come fare per raggiungerla, la felicità, senza prenderla nè possederla.
Ma facendola funzionare.
La felicità va fatta funzionare.
E questa stronza funziona quando meno te lo aspetti.
A prescindere.
Anche se è vero e sperimentabile che quando ami e la curi con tutto il tuo amore, questa funzione è il premio stesso.
E' quel sorriso.
Di cui ti ringrazio.
 
Quindi.
Mi piace così tanto che mi riesce.
E' una frase ritratto.
Che fa pensare allo scatto.
Con tatto.
Febbrile misfatto.
 
Adorabile gong, per cambiare ritmica.
 
E' una frase che spiega la mia naturale passionalità.
Che si gratifica della propria passione.
Si autoalimenta.
Mi piace, mi piace essere me stesso.
Mentre cerco di non esserlo, hehe.
E' ambigua ma spiega la contraddizione.
Mi piace perchè funziona!
A uno perennemente in bilico fra malinconia ascendente, quella che fa preludio alla nostalgia della felicità, e felicità consapevole della sua futile verità.
Futile ancella del divenire, che si movimenta e tormenta.
Non poteva che accadere questo.
Combattere soltanto con il tempo.
Che non basta per tutto quello che vorrei fare.
Fare.
A meno del tempo.
Che se ci pensate musicalmente è stato come un anticipo.
Sono entrato prima