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Le logiche intuitive non sono interne al discorso ma dentro a chi le capisce. Trovare chi le capisce è cercare una comunicazione con chi manca. Come scrivere nel buco con parole vuote piene d'ascolto.La musica s-compone la nostra esistenza in sintonia con quella premessa.Siamo un ossimoro che tendendo all'unità rimane se stesso. Da qui cercherò di rendere meno evidente la mia totale stupidità.

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martedì, 25 ottobre 2005

 

Ho conosciuto la collisione dell'Amore con se stesso.
L'impatto senza tempo.
Il profondissimo blu cobalto.
Dove riposano le stelle.
Mentre lo sguardo alimenta le spire di fuoco dai contorni d'oro.
 
Un dolore d'energia che rende consapevoli.
Di come si può amare.
La propria sensibilità.
 
La percezione del viaggio.
 
Un taglio che mostra i denti dell'anima.
Nel vuoto dell'assenza.
 
E lì.
In quel passaggio.
 
Nel pensiero che si supera.
Sono sopravanzato in un sorriso.
Nello stesso taglio ridicolo.
Dell' eterna collisione.
Con cui la bellezza.
Ci trasfigura.
 
Ci vivifica nel vivente originario.
 
Nel sorriso amletico.
Perchè dell'Amore.
In sintesi.
Resta il sorriso.
 
Sintetico, hehe.
 

Postato da: s-composizioni a 11:52 | link | commenti (7) |

mercoledì, 16 marzo 2005

Mercuriale siparietto sul niente.
E definitivo crollo (veramente) di tutto il teatro.
Perchè le idi di marzo sono l'attimo migliore.
Per far volare sul deltaplano il Cesare del gusto.
Godo godi godiamo.
Perfettamente comprensibile dalle donne che sanno attendere il conto alla rovescia.
Così com'è reso vivo dall'atmosfera di Summer (estate) immortalata dall'interpretazione di Shirley Horn (Verve 1992).
In quell'attesa il vino si sta ossigenando.
Ed è terribile avere queste tre possibilità.
Sapere con certezza che alla fine passerò dalla congiuntura del ginocchio scrosciante alla coscia e poi lì.
Oppure non avere il tempo per questi preliminari dell'anima.
O sperarlo, sperarlo e poi dimenticarlo.
 
Non è stata una tortura.
E' la vita.
E il pensiero di aver visto, paradossalmente, Maradona dalle parti del niente.
Per una sensazione che mi è stranamente rimasta.
Mi fa dire a Diego che l'Armando gli è caduto in stile Jannacci.
La spintarella, hehe.
Se si guarda bene all'intera (proprio intera vicenda).
Risale alle onde radio.
Sempre di onde si tratta.
 
Ma quello che mi ha stupito è la terapia di coppia senza spendere una lira (poi siamo passati all'euro).
Ed è proprio vero che si può "fare" di necessità virtù, hehe.
Si capirà il perchè.
Chi non ha furia, capirà.
 
 
Prima di tutto stamparsi sul cuore questa assoluta verità.
Non ho chiesto e non ho avuto informazioni.
 
Posso dire che qualcuno dalle onde aveva acceso l'inconscio collettivo.
Poi hai tirato fuori il ditone.
Mentre il mio, senza retorica, era soltanto un ditino.
Il bambino che viene dal nulla.
 
Stai sereno.
Ora che ho capito chi sei veramente.
Sorrido.
Sorrido.
Morirò pensando di averti stretto la mano.
Cazzo quanto sei alto...
Saresti stato un'ala-pivot coi fiocchi.
Bisognoso, come tutti, di fa(i)r-e-play-maker, hehe.
L'epitaffio che segue è anche tuo.
 
***
 
All'angelo vendicatore, o se preferite all'anarchico regolatore, è capitato di vedersi attraverso l'odio dell'apparenza.
Non vede l'unità duale.
E' infatti posto all'ingresso del paradiso con la sua spada fiammante.
Comicamente sostituita dal ditone inquisitorio.
Sentenzia senza rieducare.
Senza appello.
Che la Cassazione è superflua per il metodo da lui risolto.
Perchè risolve prima ancora di esaminare.
Non si accorge, ma non è un limite (è una fase) , che la dea bendata.
Con in mano la bilancia.
E' più sensibile ai pesi della vita.
Soprattutto quando i pesi hanno la leggerezza dell'anima.
E della guerra che vi si svolge.
A suon di musica.
Perchè la musica si può ascoltare anche nel buio.
E ha la forza di una finissima bilancia per i moti del nulla.
Non ti muovere.
Altrimenti la quintessenza dell'ir-reale.
Muoverà la vita.
 
Ed io ho un'amica segreta che mi può capire.
A me è capitato nell'anima.
Quello che lei ha sperimentato nel corpo.
 
E in questi casi.
Credimi.
Ci vuole la dea bendata.
E una bilancia talmente precisa da pesare, oltre al peso della vita stessa (21 grammi), tutto il con-testo, tutta la memoria del mondo, ma soprattutto la goccia sospesa, il dubbio della vita, contenuto nel pianto di un bambino/a mai nato/a.
Un bambino concepito soltanto dal desiderio senza l'appoggio della volontà.
Oppure  concepito nel corpo ma mai nato nella volontà, nemmeno in quella flebile del desiderio.
Che qualcosa deve essere contenuto per riconoscersi, appunto, nella responsabilità.
 
Perchè in tutto questo, almeno per me, il perfetto equilibrio sta soltanto dove il desiderio e la volontà si incontrano, (e non è una banalità) per generarsi nel miracolo della vita che vince sulla morte.
 
Me lo avevano detto.
Bimbo mio sei rovinato.
Hai l'ascendente su Giove.
Come la freccia di Guglielmo Tell sulla mela (la favola di Adamo ed Eva ritorna sulle note di Max Gazzè, hehe).
E Marte in trigono, affiancato dall'innovazione di Urano.
Ma Venere è in esaltazione e tira, ospitando Giove nel suo segno di "casa", tutta la carretta di quella miriade di pianeti che ti trovi nell'undicesima casa.
Per non parlare della Luna in dodicesima che ti farà morire e rinascere con la violenza e l'urto dell'Ariete.
Tutte cazzate.
Però devi tenere a freno Marte che tira la barba a Giove facendolo sentire un ragazzino.
Dispettoso.
E soprattutto arginare il dominio e la conquista che lo animano con lo spirito guerriero di un cinese.
Che i cinesi, infatti, adoperano lo stesso termine per significare "giusto" e "utile".
Quello che è utile ( al marziano cinese) è giusto (per lui).
Degli altri chi se ne frega.
E questo spiega anche le radici dell'odierno fascismo comunista.
Che quello è un paese dove c'è il partito unico.
E a me mi irrita, in ogni caso, l'idea del partito unico.
Così mi sono buttato sugli scacchi.
Sublimando.
 
Poi la mazzata.
L'amore che se ne va di fronte ad una donna che alza la voce.
Ed io che non capisco che la sua aggressività è una forma assoluta d'amore.
Perchè sta facendo del male anche, e soprattutto, a se stessa.
E' stanca, ed io non l'ho capito.
Vuole fare tutto, proprio tutto, con quella grazia che me l'ha impressa nel cuore.
Ma le manca il tempo.
E io sono molto fermo nella difesa dei miei ritmi.
E dei cazzi miei : musica, bici, letture, tempo libero.
Allora si alzano le voci in una precisa congiuntura.
E io mi butto a corpo morto, sempre, su tutte le labbrate ( che a mio modestissimo parere, meriterebbe-mi, hehe).
Sono le frecce che non le ho tirato.
Avevo preso soltanto l'arco-baleno della pace.
E volevo volare soltanto sulla comunicazione spericolata
di quelle che non dormi mai.
Ma l'errore iniziale non è il contenuto della comunicazione.
E' il tono.
A me il tono mi manda al manicomio.
Mi puoi dire che ho torto marcio.
Che non capisco le necessità complessive.
Le priorità familiari.
Che sono un pezzente.
Che vuoi "cambiare" i miei ritmi vitali a beneficio dei tuoi.
Che ami rompermi i coglioni in quanto la tua infanzia ti autorizza a farlo.
Insomma, puoi avere anche ragione.
Ma se vuoi "condurre" questo mio cuore alla vittoria, lo devi fare con gentilezza.
Se alzi la voce, con me hai chiuso.
Ma tu non capisci che si è alzata perchè non sentivi.
Tu che parli sempre di ascolto.
Ah
 
Poi diamine.
Si può passare al microscopio anche i miei ritmi vitali.
E ringraziarti donna colosso.
Che mi hai insegnato a rendere afrodisiaca tutta la mia attività casalinga.
Che alle donne piace l'uomo tutto-fare, hehe.
Soprattutto perchè gli arriva questo messaggio: sono qui per prendermi cura di te (in quanto babbo).
E non : sono qui per farti prendere cura di questo cittino (in quanto mamma).
Diciamo che, negoziato il grado dell'ardire e stabilito il campo di battaglia, è sufficiente comportarsi da adulti e seguire le priorità della famiglia.
Le priorità.
Non le fissazioni.
Ma anche te, hai le tue.
Con sto cazzo di pianoforte ( che la musica può essere una rottura a certe ore del giorno - in caso di esercizi-, mentre l'altro studia, legge o addirittura scrive la seconda tesi).
 
Insomma.
Vogliamo parlarne senza urlare?
Ma soprattutto era proprio impossibile per me capire che il tuo secondo alloro accademico, in concomitanza alla nascita della nostra seconda meraviglia, mi avrebbe impedito di fare i cazzi miei?
Nada bici.
Nada dormire la notte.
Nada di niente.
A parte la soddisfazione di essere il primo uomo sul lavoro a prendere l'aspettativa.
 
Insomma.
Almeno tu scrivevi il tuo diario.
Che lo scrivi da quando hai la penna in mano.
Che lo scrivi, e quelle poche cose che mi hai fatto leggere, mi hanno sempre sfondato l'anima.
Che un pò vedevo le due valigie che servono per contenerlo.
E mi dicevo che ho sposato una dea.
Il fuoco sulla terra, ho sposato.
La bellezza di un sorriso che lascia tracce ovunque passa.
Fai delle analisi raffinatissime.
Sei incisiva.
Intelligente.
Bella.
Sensuale.
Donna.
Il tuo sorriso è famoso in tutti i luoghi in cui hai lavorato.
E a me, in quel periodo, non hai fatto altro che rompere i coglioni.
Ma era colpa mia.
Cazzo.
Erano i cazzi miei ad essere ingonbranti.
Eccolò lì che si fa i cazzi suoi, hehe.
Sdeng.
 
Scusami.
Non ho capito che eri stanca.
Non ho frenato il tuo complesso di Atlante.
Non ho reagito subito dandoti un limite.
GRANDISSIMO ERRORE.
Ma soprattutto ti ho umiliato.
Non facendoti capire quanto mi stavi rompendo i coglioni.
A tal punto da riuscire a dimenticare quella magia che eri stata per me.
Quella magia che sei.
E che non so spiegare.
 
Ovviamente reagire con indifferenza alla tua aggressività non era la strada giusta per ritrovarci.
E la tua aggressività, l'ho capito dopo, era amore assoluto.
Ma io non volevo cambiarti.
E questo è stato l'altro errore.
Perchè io non ho mai preteso di cambiare nessuno per amore.
Per amore ci si prende per quello che si è.
O ci si lascia.
 
Ed ecco che in tutto questo si inserisce la leggerezza di un gioco a tutto campo senza regole.
Dichiarato.
Sottoscritto e vidimato.
Con pieno accordo delle parti in crisi ( molto malore, molto onore, hehe). 
In quella situazione un pensiero fine ed ironico.
Diventava la lucina nel caos.
 
Dopo si capirà quale forza terapeutica abbia avuto quell'incontro.
E che ruolo abbiano giocato "l'indubbia protagonista", l'amore che c'era rimasto in quel bosone, il mio tribunale interiore, la mia nostalgia, la consapevolezza di essere nient'altro che cenere, tutte le risate di questo mondo, ma soprattutto le mie bambine.
La vita che avevo scelto di far nascere.
Che è un collante eterno.
Di quell'eternità materiale.
Che per me, vista l'età media in cui si muore, corrisponde ad altri 30-40 anni.
 
Il suo diario e il mio dunque.
Speculari.
Ed è importante sottolineare che mi aveva detto vai e cerca di essere felice.
Non mi voleva fare da mamma.
E questo è stato fondamentale e determinante.
A lei dunque ho dato, per lenire il senso di colpa, l'immagine di uno sconfitto.
Di un uomo che tradisce e viene rifiutato.
E che per questo diventa la merda più merda più merda che si possa incontrare.
 
Ti dò questo potere.
Ti dò il potere sulla vita e sulla morte.
Se mi salverai insieme a te.
Allora è vero che mi ami come ti amo io.
Amore.
 
Poi, se vuoi chiamarla autocrocifissione nei quattro elementi (acqua, fuoco, aria, terra) o pensiero allo sbando, il caso ha squarciato di nuovo, con un graffio, la tela del cielo.
E Fontana come quadro e metafora ha iniziato la sua sorgente di senso, nel bene e nel male.
E qui ho visto nuovamente l'inconscio collettivo alzare le sue vele.
Uomini e donne trasformati in energie.
 
I primi cedere con piacere a quel desiderio maschile di portare la donna al massimo del suo sentire.
Le seconde ad assecondare questo desiderio che era il loro.
Coincidenza degli opposti.
 
 
E mentre questo avveniva, era il piacere di esserne consapevoli.
Il vero carburante.
E mentre questo avveniva, tu così vitale e ribelle (il primo catalizzatore), a fare il contrario.
Con quel ditone inquisitorio.
 
Perchè se c'è una parola che odio, e per me usare la parola odio è veramente impossibile, è proprio la parola pregiudizio.
Tu sei arrivato con la fiamma spadeggiante e hai tagliato i fili che legavano i masochisti  stellari ai sadici omuncoli.
Questa almeno era la tua sentenziale dimostrazione.
In base agli atti.
Che i fatti.
I fatti erano inconsistenti per essere un tale gioco al massacro.
Ma tu hai detto: l'unico che ci ha capito qualcosa sono IO.
Smaschererò la distorsione (seee, della chitarra ti avrebbero risposto a Porta a Porta, per non dire a Porta Portese).
 
Se siamo stati patetici.
E forse lo siamo stati.
Con grande soddisfazione del restauro intorno al senso del ridicolo.
Sei in buona compagnia.
Potresti farti lezione da solo.
 
 
Oppure ascoltare le ragioni che mi fanno odiare il pregiudizio.
Come l'offesa più insanabile fatta alla persona.
Alla persona.
Che ai gruppi io non credo più.
 
Alla persona.
Alla singola persona.
 
Perchè vivevo in un paese dove molti erano comunisti.
E al professore di educazione tecnica avevano ammazzato il padre in quanto fascista.
Del processo neanche una virgola.
Ma siccome gli avevano ammazzato il padre.
Per la proprietà transitiva.
Era un fascista.
Poi era un liberale che mi ha fatto scoprire oltre al materialismo storico (Labriola e Gramsci attraverso Croce) il Jazz, Pico della Mirandola, Ficino e tutto il Rinascimento.
Mica seghe mentali.
 
Io non lo so se era liberale per orgoglio o per convinzione.
Ti dico soltanto che, mentre confidavo il mio amore vero per Enrico, lui mi ha fatto scoprire tutti i giganti perseguitati dallo stalinismo.
Tutti i giganti perseguitati dal potere.
Tutti quelli che cercano le radici del dolore per trasformarle in bellezza ( e i russi che ci ha fatto conoscere anche Zolla ne sono un esempio).
Ed è comunque sorprendente ritrovarne molti nelle due ultime fatiche di Massimo.
Che è bello avere un idea Dell'inizio e Della cosa ultima.
 
 
Se ripenso a quel professore solitario.
Come un passero.
Posso dire a me stesso di aver fatto il metalmeccanico in suo onore.
Perchè lui era un ottimo tornitore.
Perchè era un uomo solo.
Che ha onorato il padre.
Contro il branco.
Che a me bastava sentirgli dire che "l'uomo nato soltanto per essere impresso in un busto attraverso la mascella" la chiamava la musica dei negri.
Il jazz.
Capisci quanto era capra?
Mentre dall'altra parte tutto quello che veniva dall'America era merda.
A parte Pavese, Vittorini e Veltroni, hehe.
Veltroni, ah ah.
 
A me basta quello che ha pensato e scritto su Luca Flores per amarlo.
Così come amo tutte le persone curiose della propria anima.
 
Poi sono tornato a scuola.
Passando dalla vetreria.
Dalla  tipografia.
Dall'albo degli scribacchini.
Dalla Mammì senza padrini e quindi espulso dalle frequenze senza concessione.
Dalle vigne (periodo d'oro).
Dall'amore di una potenza inenarrabile.
Dall' università.
Dai concorsi.
Giurando sulla Costituzione.
Che ora non si fà più e questo per me è indicativo.
Perchè io ho giurato consapevolmente.
E quando hai la forza di giurare su qualcosa, senza metterti a ridere, quella forza è l'amore.
L'amore vero che sentivo verso quelli che sono morti anche per me.
E per te.
Che sputi sullo Stato.
Che limitarsi agli uomini che lo rappresentano ora, sarebbe anche comprensibile.
Ma lo Stato di diritto ha una sua dignità nella storia.
Ed è la storia fatta dagli uomini.
Lo Stato di diritto non è mai eversivo.
Eversivi sono quelli che sono passati dalla rappresentanza al potere.
Che al potere volevano andarci sempre con le loro idee di avanguardia.
Che l'avanguardia può essere anche pericolosa quando prepara lo scenario di guerra.
Se a Genova è stata deliberata la sospensione dei diritti costituzionali.
Io ti rispondo che (avendo frequentato i forum di preparazione) una corresponsabilità alla creazione del clima.
Mi sento di sostenerla ora, come la sostenni allora.
Certamente le cariche sulle folle in amore erano più difficili da spiegare.
E chi ha preparato le difese per sostenere l'urto, dovrebbe riflettere sull'efficacia di quella difese e sul loro rovesciamento dialettico.
Che per me vedere delle anziane donne ferite è stato scioccante.
Così come il clima di solidarietà che si stava creando intorno alle violenze giuste di chi protestava in nome del pianeta.
Siccome la mia protesta è giusta sono giusti tutti i mezzi.
Mica vero.
 
Perchè si può manifestare come a Melfi, duramente, ma con le lacrime agli occhi.
Da una parte e dall'altra.
 
 
Non conosco la noia.
Perchè il mio tempo libero lo passerei con gioie e soddisfazioni che non costano nulla.
Ma se vuoi una sintesi estrema.
Per ritornare al punto di partenza
La sintesi è questa: io non ci credevo ma sono stato fedele (ho avuto fede, hehe).
E di questi tempi il coraggio della fedeltà.
Mi basta vederlo da solo.
Non ho bisogno delle tue credenziali.
Che parli sempre e soltanto di paura come un disco rotto.
 
Forse mi ha aiutato la mia infanzia a Livorno.
La mia meravigliosa infanzia estiva, fatta di resti e scontrini sulle carni bianche la mattina in quel negozio pieno di De, Buaiola e vernacoliere ante litteram.
Fatta di scogli al pomeriggio, sotto il ponte da cui si è buttata mia zia.
Forse si gioca per non morire.
Ma qui dentro (in questa rete) c'è una persona che ha capito, senza dirmelo, quello che ho vissuto.
 
 
E' un'amica del cuore.
Amica amica.
Talmente amica.
Da avere un nome.
La mia sorellina segreta.
 
Segreta.
Talmente segreta.
Che non lo sa nemmeno lei.
 
Non lo sa.
Ma lo sente.
 
Gli voglio un bene sacro.
Come a una sorella.
Etimologicamente separata.
 
Essendo una fuoriclasse dell'ascolto.
Sente anche i sorrisi silenziosi.
I denti sono lo specchio della sua mente.
Servono a nutrire.
Silenziosa e sorridente.
Con due occhi.
Universali.
Che hanno dentro l'universo.
Inesplorato.
Assomiglia alla mula del Fellini dei Balcani.
Che la vita è un miracolo.
 
A quell'amica del cuore.
A quella sorella che non ho.
Ma che ho sempre desiderato.
Per non desiderare tutte le donne.
Voglio raccontare questa favola vera.
Una favola dove si piange come la fenice.
Ridendo di gioia.
 
Ridere di gioia come fa l'acqua quando il sole riflette il pianto che sale in alto.
Le lacrime che curano ogni ferita.
Come quando Benigni ha ricordato Troisi da Arbore.
E sembrava di poterlo abbracciare Massimino.
Con il cuore sicuramente.
Come quando i toscani amano i napoletani.
I napoletani che hanno scelto l'arma della risata.
Anche quella sulfurea.
Invece delle armi che sparano.
E lo fanno proprio perchè non si sentono soli.
E so di cosa parlo.
Perchè Boccaccio è passato da Napoli per diventare Boccaccio.
Perchè sulla mia "vita posdatata".
Ho una dedica di Peppe.
Al mio amico Simone.
Ed erano passate solo poche manciate di secondi dall'intervista pubblica.
Ma che dico.
Da quella rimpatriata fra anime.
Da quella liturgia prima dolente ma  poi ironica.
Di una umanità risorta nel nulla.
Di una dignità che non sopprime l'ALTRO.
Perchè non ha pretese.
Non pretendo nulla.
Perchè chiedere non è pretendere.
Chiede chi si affida.
Pretende chi non ascolta la volontà di chi ascolta.
 
E' come la vita.
Può capitare l'amore.
Cazzo.
Può capitare l'amore ed è traumatico se combatte con se stesso.
Con l'amore.
Può capitare l'amore e tu non riesci a capire quello che ti vuole dire.
O forse lo chiamavi così forte che è arrivato ma dalla parte sbagliata.
Ecco l'errore.
Lo chiamavi senza pretenderlo.
E lui, l'amore, è entrato da dove voleva.
Poi lei ti dice vai.
Te lo dice per te.
Perchè ha capito che non si pretende quello che si può solo chiamare.
Ha capito che niente ci appartiene.
Nemmeno quello che doniamo.
Perchè quello forza misteriosa è proprio un'ombra nel buio.
Che diventa luce appena si manifesta.
E tu allora rimani.
 
E' quindi possibile chiamare.
Chi -amare.
Ed è per questo che i figli devono arrivare solo e soltanto quando sono chiamati.
Che la pretesa dei figli di venire.
Senza il consenso dell'amore.
Non l'ho mai sopportata.
 
Come dicono i cinesi.
Giusto e utile hanno lo stesso termine.
Lo stesso nome.
Non è utile per nessuno avere figli che non si desiderano.
 
E in questo fine settimana.
Dopo aver visto la mostra iperrealista di Paul Davies.
E quella fotografica dei nati nel bordello.
Di India-na realtà.
Ne sono ancora più convinto.
 
La natura spreca.
La natura spreca tantissimo.
Su un milione di miliardi ne arriva uno.
E non è detto che quell'uno sia atteso.
Si può convincere, lo spermatozoo, che sia così.
Ma non è detto che sia così.
 
Certi sbarramenti non sono un' insulto alla vita.
O a i suoi disegni misteriosi.
Anzi.
Sono un monumento alla libertà.
E alla responsabilità.
 
Non posso accettare quello che non volevo.
Ma quello che volevo.
E solo quello.
Voglio proteggerlo.
Per me.
 
Io non credo in dio.
E tantomeno all'amaro calice.
Ma se dio si comporta come mi comporto io.
Saremo buoni amici.
Sbaglieremo in allegria.
 
La natura spreca tantissimo.
Ma la poesia ripaga sempre con gli interessi.
 
La bellezza delle cose.
E' niente in confronto alla bellezza dell'amicizia.
 
Come sanno bene i moderni alchimisti del riciclaggio.
Un'amicizia.
E' come la musica.
Materia prima illimitata.
Un'amicizia è quando ti innamori due volte della stessa persona.
La ami totalmente e senza paure.
Perchè non ti giudica.
Con travi e distorsioni.
 
 
(Questo comunque è il tuo cammino, se vuoi proseguire puoi farlo da solo).
Oppure raccontaci il tuo cuore senza farlo sfavillare continuamente nella luce del sacrificio.
Che io sono un povero diavolo.
Poverissimo.
E inetto.
Mentre l'angelo vendicatore, hehe.
E' una parte dove si può gettare anche la maschera.
Ora lo puoi fare.
 
 
Alcune considerazioni sul cammino comune ( quello della società).
Mi sento in dovere di farle.
Come hai detto te.
Doverosamente rimango della mia idea.
Lo Stato di diritto è il sistema più imperfetto che c'è.
E' proprio un tentativo di giustizia a vari livelli.
E a volte non funziona proprio perchè ci sono gli esseri umani a farlo funzionare.
Ma io sono convinto (con Luigi Ferraioli e quel capolavoro pubblicato da Laterza " Diritto e Ragione- Teoria del garantismo penale) che le garanzie e la procedura sono il fine (il fine) in questa battaglia per la libertà.
E' superfluo ricordare che furono creati i tribunali speciali.
E che è sempre utile (giusto per i cinesi che per ragioni attualissime non mi stanno per niente simpatici) rileggere le narrazioni di Sciascia intorno alla solitudine del giudice o rivederne in Volontè l'anima che lo incarna.
Ma se a te va di pensare il contrario, libero di farlo.
Quello che non è utile fare (giusto per i cinesi che non conoscevano il fascismo comunista).
E' definire la tua delusione come la convinzione di un altro.
Sai.
Potresti scoprire che il seme dell'odio è proprio questo.
Mettere in bocca parole mai pronunciate.
Oppure.
Ascoltarne di mai pronunciate.
 
Già.
 
Ma io sono un poverino.
E tu lavori presso una scuola guida.
Quella che rilascia la patente di antifascista.
Quella che ti inquadra come incerto estimatore della propaganda.
Quello che non sa distinguere.
Perchè Cartesio lo hai letto soltanto te.
Perchè ora lo devi dire.
Chi non la pensa come te è un fascista.
Stai dicendo questo.
Oppure io sto manipolando.
La retorica.
Che non è la vita.
 
Cerco di rilassarmi.
Che non amo alzare la voce.
E non amo chi lo fa.
 
Ma voglio tornare alla mia amica.
Alla mia sorellina segreta.
 
Ora mia moglie è la compagna per l'eternità.
Fisica.
Perchè la vita è un miracolo.
Noi lo possaimo dire,
Nessuno di noi era andato via.
Ne Lei, nè Io.
E forse proprio per questo ci siamo ritrovati.
E ora posso dire che chi si innamora due volte della stessa persona.
Riconosce e scopre il segreto della fiamma (della fiamma vitale, non ho detto della fiamma tricolore, hehe).
 
Se penso che ti sei data della terrorista.
Ripenso a quanto mi hai fatto soffrire
NO.
E' giusto essere in due.
Credimi.
E' giustissimo essere in due.
E' fondamentale essere in due.
Tre opzional (la battuta è più forte di me, non ci posso "fare" nulla).
E credo che sia giusto esserlo, in due, dopo aver scoperto (minimamente) che si rimarrà insieme.
Con buone speranze.
 
Perchè alla fine ho capito cosa è questa benedetta fedeltà.
La fedeltà alla fine.
E' la luce che fa il percorso inverso.
Entra nel buio.
Illuminandolo.
Con la sua fiamma.
 
Chi entra dal mondo delle anime.
Ha questo compito.
Di non nascere in un bordello.
E il bordello, che non è un giudizio, sono i corpi senz'anima.
Che non sanno dove andare.
 
Ma sorellina, avresti dovuto vederlo, mentre salivo in bici sulle mie strade, mentre piangevo.
Lo so, lo so che la mia mamma mi voleva bene.
E infatti io sono entrato nella sua vita perchè lei è una persona materna.
Ma ho avuto delle pretese assurde.
Non ho pensato che anche lei voleva essere amata da chi avrebbe fatto bene a pensarci prima.
Che la prudenza non è solo mentale, è anche fisica.
 
 
Perchè salivo in bici
Come un coglione gigante.
E parlavo con due neonati sulle spalle, seduti su una panchina.
E mi veniva in mente Dalla
e vedevo come fanno i marinai
a nascere per caso
nel bordello della metempsicosi.
Tutte cazzate.
 
A meno che uno forzi la mano
gettando nel dolore
chi avrebbe potuto scoprire l' amore
anche per chi non ne ha.
 
 
Come l'oro sulla liana.
La metafora Tarzan.
Il bambino che passa da un cordone ombelicale all'altro.
Come nella foresta.
Che la natura si affida alle scimmie, ma non agli uomini.
Le donne sono messe molto meglio.
Bambino di liana in liana.
Di cordone in cordone.
 
 
 
Insomma.
Quello che volevo dire è questo.
L'aborto è un diritto.
E forse un dovere.
Non è terrorismo.
 
 
 
Ciao sorellina.
Ti voglio bene.
Anche se non ci conosciamo.
Mi è bastato quel sorriso.
E la tua curiosità.
Perchè quel sorriso era il sorriso della curiosità
di quella comunicazione
che non dormi mai.
Dorme la morte.
Ci pensa la morte a dormire.
 
A volte per vegliare è sufficiente essere umani.
Non è indispensabile essere immortali.
 
A dimostrazione che avevo avvertito.
Comunque.
Ripubblico, non si sa mai.
Magari ci scappa l'assoluzione per il fatto preterintenzionale.
Magari ci scappa la ripubblicazione totale.
Per i filologi del tempo perso.
Anche per sfatare qualche caricatura (che spesso diventa la fine nobile del circolo vizioso, ma anche il tentativo orribile di chi proprio non ha capito nulla).
E io sono il primo fra questi, hehe.
Tu, ti darò del lei, tu sei in buona compagnia, hehe.
 
 
15/01/03 11.53.42 login IP eseguito
Il pianto sulla stele versata
El Cualdo Matachion (transiberiamus)
 
 
 
Nero calzamaglia.
Perchè qualcuno mi ha infilato in un sorriso sbottonato.
Evidentemente sono peggio di un ladro.
Difendendo la relativa visuale di questa maschera presuppongo uno scrigno della memoria.
Diversivi esausti in un inizio che è anche la fine.
Recalcitrante.Mi sento recalcitrante.
Con un nome allegro che si allontana dalle parole.
Ma sento un sorriso sulla mia pelle.
E qualcuno che mi sgancia il terzo bottone della camicia.
Senza farmi sapere da dove ha iniziato.
Lo so.
Godo di immeritata fiducia autolesionista.
Scredito la rubiconda dominante mentre spiffero agli usurai con tendenze musicali.
Solletico i loro complessi: topo d'appartamenti con pentagramma.
Hanno bisogno di espiare per godere.
Solo così, nella mortificazione, il piacere riesce a liberarle.
Ma è un piacere che si realizza solo alla fine.
Come il desiderio nel sogno : esaudito dal vissuto allucinatorio.
La possessione scopre, scardinando i freni della sofferenza, che è più intrigante dannarsi nella ripetizione che nella rinuncia.
E chi vuole ripetersi ha deciso di morire.
Tutto questo è molto pericoloso a chi lo procura.
Il danno.
Perchè non esiste un perito per questo genere di liquidazione.
Io ho sempre spaccato la legna mentre ascoltavo il cantabile e l'allegretto.
Nei tratti scoscesi e nelle ripide mi affidavo ai crescendo.
Ma se si ride della propria bramosia non si fanno prigionieri.
Si va per sentieri inesplorati.
E se uno spacca la legna non sta facendo la ricerca dell'oro.
Questa è la lama che ti sfonda il cranio.
Esplicito.
E allora se si è derisi ci si sentirà più leggeri perchè è sbattendo sul muro che ci si accorge della sua tenuta.
Se si è fraintesi le pepite vorranno sostituire i denti ed io sono affezionato al mio sorriso.
Mani avanti mentre hai un moncherino da esibire.
E chi dice il contrario non ha nemmeno la stele di rosetta.
Apprezzo i muri quindi, anche quelli di gomma.
Preferisco le donne a ritroso, con loro raggiungo subito il mio obiettivo che naturalmente è quello di non farmelo sapere.
Lo sputazzo è intimo ed è per questo che le donne non sputano.
Ovviamente il piatto non ha niente a che fare con l'inettitudine nè tantomeno con l'incontinenza.
Bisognerebbe blindarsi le mandibole con l'intelligenza.
E andare dal sarto che ha già confezionato.
Ma non mi interessano le smancerie.
Il carburante vero è finire la benzina mentre tutto va a fuoco.
Sgonfiare la presenza a poco a poco.
Prendersi quando non è rimasto più nulla.
La mia Eva è assente.

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giovedì, 30 dicembre 2004

 
Mi sono sempre piaciute le persone che stanno perennemente al confine della propria incompetenza.
Io sono specializzato nelle idiozie.
E un idiota incompetente si sa crea un clima di serena e cordiale allegria Dostoiescana.
Un incrocio febbrile fra Don Chisciotte, l'autore dei demoni e la campagna toscana.
Su questo limitare dell' incoscienza possiamo trovare di tutto.
Anche quelli che si interessano a questo genere di pensieri.
Se definirli tali è ancora possibile.
Vista l'esegesi frattale della sfera di vetro, hehe.
Quindi fa piacere notare come questa tensione a spostarsi dal proprio centro sia contagiosa.
Lo conferma il fatto che cerco mia moglie come se fosse la prima volta.
Ad essere precisi, molto di più.
Perchè è un centro che sta fra me e lei, quindi si muove, hehe.
E c'è bisogno di tutta la sua flessibilità.
E' incredibile, hehe.
Come le alternative siano deliziose.
Raffinatezze.
Poi c'è il sovrappensiero.
Quelle stasi dello sguardo ignoto.
Tipiche emersioni dell'assenza.
Le riconosci bene.
Praticamente, quando emergono le idiozie rimani lucido se ti fermi nel vuoto.
Pneumatico.
A guardare l'orizzonte degli eventi.
E soprattutto le dinamiche.
I flussi.
E tutto questo in piacevole compagnia, fra divertenti interferenze, scambi di ruolo, imitazioni del proprio punto di vista, ordalie, e tanto confine.
Siamo in diversi ad abitare questo confine della propria esperienza.
Che in omaggio alla ragione non possiamo che definire mitica.
Per poterne uscire indenni.
Sallustio diceva che il mito giammai accadde ma sempre si rinnova.
Le virgolette me le sono messe in culo da solo.
L'aspetto divertente è che la ragione solleva dei problemi che non è in grado di risolvere.
Non tutti.
Diciamo che sul lavoro si deve essere ragionevoli.
Propositivi, concreti, intraprendenti, efficaci.
Fare risultato.
Diciamo che può bastare.
Per passare subito ad altro.
E specializzarsi ulteriormente.
Perchè le idee sono come le idiozie.
Stessa materia, cambia la forma e il contenuto.
Impastatori.
Impastatori di parole.
E sembra di essere sul canale della bella presentatrice guzzantiana.
Senza destinazioni immediate.
Anche se le alternative, ripeto, sono deliziose.
Raffinatissimissime.
 
Sono praterie di bellezza.
Di un calendario che finisce nel 2004.
 
Poi ci sono anche scampoli di testo.
Sartorie che sfilano.
Ma la filologia non è una scienza anonima.
Spesso è un arte.
Seguire il filo del discorso.
E' come stare dietro al famoso Barone che si toglieva d'impiccio tirandosi per i capelli.
Anche se era capacissimo di cadere nell'inverosimile da solo.
Come quella volta che attaccato il suo bronzino a un ramo e coricatosi.
Si svegliò l'indomani.
Lui era sulla terra, il cavallo in cima al campanile.
Con questa spiegazione.
Era nevicato tantissimo.
Il tempo di dormire e mi sono ritrovato piano piano qui.
Eppure il cavallo ero sicuro di averlo legato all'albero.
Legato all'albero.
Del campanile, hehe.
A uno così, viene da pensare, andrebbe bene qualsiasi parola.
Mica vero.
C'è né una che nemmeno il barone adoprerebbe.
Lui preferirebbe "insensibile".
E non è il bieco e sciatto rinominare del politicamente corretto.
Tanto per edulcorare la realtà.
No.
E' che il totale isolamento non lo posso nemmeno concepire.
Perchè uno comunque sente il proprio modo di sentire e spesso gli altri sensi che compensano.
Altre sensibilità che ci sono nella persona.
Pensate a quanto è bella la parola: persona.
Persona.
Senti tutto il brivido della relazione.
Perchè sei persona quando uno ti considera tale.
Sei persona se c'è un'altra persona.
Sei persona anche quando non ti ascoltano.
Per non risponderti.
Niente da aggiungere pertanto sull'autoproduzione, a parte il divertimento.
Semmai, e qui insisto, le alternative sono estremamente raffinate.
Ecco.
Diciamo che le alternative sono superbe.
Sono praticamente su un ginocchio, come i cavalieri.
Un ginocchio.
Non in ginocchio, con tutti e due i coglioni in mano.
Un ginocchio solo, appoggiato.
Un omaggio deferente alla bellezza creativa.
Che risulta in buona compagnia.
Mi rendo conto che era meglio lasciar perdere.
Ma come si fà ?
Come?
(Dopo riprendo il discorso sull'adolescenza che domanda proprio questa domanda).
Come fare, hehe.
Fare come se fosse l'ultima volta e questa volta il termine è pertinente.
Volteggia piano piano.
Per arrivare altrove.
Come sempre.
Perchè il suo non è un complimento.
E' un assist.
Il meglio del gioco di squadra.
E per di più, magicamente, senza schemi.
Il nostro era un gioco senza schemi.
Ma lei è pura adrenalina da spogliatoio, hehe.
Lei ti fa giocare sul filo del palleggio ubriacante con passaggi fulminanti .
Ti sembra di essere nuovamente sul parquet quando facevi girare la palla.
Servire bene i compagni.
La schiacciatina bona.
Ti sembra di essere lì.
Quando con la coda dell'occhio a destra ,mentre guardi in faccia l'avversario che ti marca, con la tua stessa finta a sinistra servi simultaneamente  in alto la palla sul canestro che qualcun'altro depositerà gentilmente nella retina (webino nell'occhio).
La schiacciatina croccante.
Per poi comunque schiacciare la testa al serpente.
Perchè il potere più grande è la rinuncia.
Il potere di chi non vuole il potere per il potere.
Cambiare il mondo senza prenderne il potere.
Ma solo esercitarlo con equità, senza dimenticare il principio di responsabilità (Jonas) e speranza (Bloch).
Quindi.
Si può agire coerentemente con i propri principi senza curarsi delle conseguenze.
Morire dissanguati se non è possibile fare trasfusioni.
Oppure fare il cretino per principio
Altrimenti interrogarsi sugli effetti e l'imponderabile reazione altrui.
E capire finalmente che cosa voleva dire quella cazzo di frase che non ho mai capito.
"Beati gli ultimi perchè saranno i primi".
Le virgolette qui sono presenti in nome dell'attesa.
 
L'attesa ci tiene in Vita.
Gli ultimi sono veramente i primi.
 
Poi l'attesa finisce nel 2004.
Il tempo di raccogliere i miei ultimi sorrisi.
E precisare che sono stato solo qui  (qui) nel mese di dicembre, a evaporare.
 
Ora penso a quei ragazzi adolescenti che ho incrociato nelle altre case.
In questo clima di palle amichevoli.
Si chiedono e domandano per la porta del paradiso.
Stabilito che ognuno ne ha uno.
Quelli interessati al mondo femminile.
Da questo natale hanno una possibilità in più.
Possono passare, così mi hanno detto, dal pensare assolutamente ad altro.
Per arginare l'ansia.
A saperle ascoltare.
Ascoltare il loro corpo che guida.
Ascoltarsi, respirare e assecondare.
Incontrare una Donna è veramente avventuroso.
Farle scoprire quanto è intelligente determinante (e qui l'essere svolge una funzione fondante).
Poichè l'essere deve essere tutta roba sua, hehe.
Poi farle scoprire quanto può diventare trrrrrr   trrrrrrrrrrremenda (qui il divenire, hehe, svolge una funzione felliniana).
 
L'origine di un legame vero, parte da qui.
 
Il resto è mito.
E con quest'ultima idiozia, l'idiozia suprema, chiudo.
 

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giovedì, 23 dicembre 2004

 
Sembro cattivo ma sono solo un galantuomo del tempo perso.
Volontariamente.
Come fosse dedicato a se stesso.
Utilissimo.
E piacevole. 
Cedo volentieri quindi il post-O a chi vuol fare bella figura.
Senza averne bisogno.
Pensavo che la parola chiave fosse messico e nuvole.
Di quel nobile baffuto.
Cantata dalla Mann(a-o)ia.
Per uscire di senno rimanendo accoccolati nel proprio universale patrimonio.
Perchè la cifra della manutenzione è la medesima.
E tutto questo è detto per intendersi.
Come quando adori il tempo tanto da tagliarlo in piccoli sblocchi emozionali.
Che ti parlano di un ascolto sui fondamentali.
A partire da me.
Che forse l'intreccio più che costruirlo l'ho vissuto.
Questo intreccio o intarsio non è stato premeditato.
E' emerso durante.
E' uno stato del vivere.
E' diverso dalla premeditazione irresponsabile.
La premeditazione la lascio a chi si chiama come un browser in italiano.
A chi ha scelto di chiamarsi così.
E ciò nonostante dimostra un'esilarante tenerezza perchè non sa cogliere nemmeno il sapore, non dico i frutti tropicali, di una macedonia ben stagionata.
Dalle stagioni del cuore.
Questa idea del dominio per esempio offende chi risplende di luce propria.
Di luce propria.
Basterebbe formulare una sintesi sulle opere.
Saper vedere i fiori dello stile.
E riconoscere che ci siamo donati reciprocamente bellezza.
Intorno a un mistero.
Del quale tento un interpretazione.
Oggi.
Dopo un bel vaffanculo megagalattico con supercazzola incorporata.
La supercazzola incorporata che è la chiave d'accensione della navicella.
Navicella di pura energia.
E quanto è bella quando ti si scioglie fra le braccia.
 
Diciamo che il giovedì può essere il giorno della saggezza giovane.
Il giorno della montagna.
Dove le ali forti dell'entusiasmo si fondono nella forza della pazienza e della prudenza.
Perchè il genio della visione è questo: saper riconoscere la vibrazione dell'accordo.
Scegliere bene il tempo armonico.
E piazzare la melodia in mezzo al petto.
Con un Do.
Di fuori, hehe.
 
 
Perchè è veramente bello sapere che ci siete.
E conforta ricordare, in fondo, che dalle pagine de  La Monarchia un buon professore all'ultima puntata del suo viaggio sulle ragioni del cuore non ha potuto dire altro dell'amore che queste parole: è un dono del cielo e non siamo più gli stessi.
hehe
 
 
Quindi alla luce di tale autorevolissimo parere.
Penso.
E vedo che ci sono idee, graffiti , foto interpretate, domande e tentativi di risposta sulla bellezza del gioco.
Girano.
A palla o in cerchio.
Quelli che vogliono dare un calcio a porta vuota accusano d'immoralità perfino Popper.
Che umilmente ha detto questo sull'atteggiamento scientifico: per fare scienza ci si deve innamorare di un problema, che genera a sua volta problemi-figli.
E così via.
A cerchio mi sembrano più verosimili.
I rilievi e le curve, meravigliose curve.
E questo lo dice il mio indice di gradimento.
Che è in salita, hehe.
 
In fondo è il solito tema circolare.
Se abbia un senso.
Se non ci sia nemmeno la sceneggiatura.
Se questa trama di per sé sia sufficiente.
Se questa trama complessiva, per chi ne ha una visione completa, sia almeno l'immagine di una dinamica profonda.
Se ci sia forse l'immagine simbolica di qualcosa che viene dal nulla come manifestazione o epifania della Vita.
 
Qualcosa di profondo che si genera fra uomo e donna.
 
Non è che mi sento interpellato.
E' che ho voglia di rispondere.
Dando una mano alla causa collettiva.
Al nostro patrimonio comune, hehe.
Ma soprattutto dando la ricetta finale.
Soprattutto quella.
 
E' evidente che mi piace.
 
E' evidente che è evidente.
E questa sarebbe una risposta idonea perchè come dice un'amica chi è felice ha ragione.
Si, ma non posso far coincidere piacere con felicità.
Sono due realtà distinte.
E la parola felicità è molto difficile da tenere in mano senza sembrare ridicoli.
Ma anche il piacere ha i suoi paradossi.
Il piacere della disciplina per esempio è un piacere e non una sofferenza finalizzata a.
Se il piacere ci porta alla felicità è semplice.
Ma non è così.
Diciamo che il piacere ci porta a capire come fare per raggiungerla, la felicità, senza prenderla nè possederla.
Ma facendola funzionare.
La felicità va fatta funzionare.
E questa stronza funziona quando meno te lo aspetti.
A prescindere.
Anche se è vero e sperimentabile che quando ami e la curi con tutto il tuo amore, questa funzione è il premio stesso.
E' quel sorriso.
Di cui ti ringrazio.
 
Quindi.
Mi piace così tanto che mi riesce.
E' una frase ritratto.
Che fa pensare allo scatto.
Con tatto.
Febbrile misfatto.
 
Adorabile gong, per cambiare ritmica.
 
E' una frase che spiega la mia naturale passionalità.
Che si gratifica della propria passione.
Si autoalimenta.
Mi piace, mi piace essere me stesso.
Mentre cerco di non esserlo, hehe.
E' ambigua ma spiega la contraddizione.
Mi piace perchè funziona!
A uno perennemente in bilico fra malinconia ascendente, quella che fa preludio alla nostalgia della felicità, e felicità consapevole della sua futile verità.
Futile ancella del divenire, che si movimenta e tormenta.
Non poteva che accadere questo.
Combattere soltanto con il tempo.
Che non basta per tutto quello che vorrei fare.
Fare.
A meno del tempo.
Che se ci pensate musicalmente è stato come un anticipo.
Sono entrato prima del tempo, hehe.
Proprio mentre mi mancava.
Una battuta (di caccia superba).
Questo è allora il tema vero della mia passione.
Amare il tempo che non ho facendone a meno mentre mi avanza.
E' come la donna.
E' come mia moglie.
Sei nella sua gabbia, ma lei, lei, vuole fortissimamente essere presa.
Vuole essere scelta da chi ha scelto.
Lo vuole.
Vuole lo stupido eroe che si identifica con la propria missione.
La sua, quella di lei.
Perchè lui deve conquistarla in mezzo a mille difficoltà.
A mille traversie.
A mille trabocchetti.
A mille tentazioni.
A mille lire al mese di se potessi, se potessi...
Perchè la mia passione nasce dal tuo sguardo.
Ascolto degli occhi.
Ma la tua affonda nel simbolico della scelta come garanzia di libertà, che invera, e qui sta la sua forza come coincidenza degli opposti, l'eternità di un destino eroico che inevitabilmente tentiamo di meritare per non sentirci inutili.
Inutili e immortali.
L'eroe non è l'eroe a cui pensiamo.
L'eroe, è chiaro, non è chi ha sposato come me la propria nullità.
L'eroe (come nei film, hehe) è il medesimo contesto di anime in rete.
E' lo stato puramente espressivo, e quindi potenzialmente simbolico, che realizza perfettamente lo scenario della competizione femminile.
La donna sceglie ma vuole essere scelta.
Vuole essere di qualcuno che la vuole, che la sceglie.
Perchè non è anonima, lei.
L'eroe fa da cornice alla loro emersione, alla loro bellezza, che infatti si esprime.
E come si esprime.
Lo si nota dalle reazioni di chi non immagina nemmeno una virgola.
Lo si immagine dal loro stupore.
 
C'è una differenza però.
Vivere l'illusione è tutto.
Viverla con leggerezza e profondità ; molto bene
Viverla da illusi è un'altra cosa.
 
La differenza fra qui e la vita reale è che qui ci si "illude" di essere scelti, di essere alla fine presi, entrambi, come indicibile trofeo della Vita.
Entrambi.
Mentre siamo presi soltanto dal gioco.
Che forse non è crudele bellezza fine a se stessa.
Ma l'innocenza di un desiderio che non può conoscere la sua origine.
A meno di pensare che il desiderio è la realtà e non il suo possibile inveramento.
Chi evoca la paura, in tutto questo, dimentica l'intenzione.
L'intenzione è sempre più innocente di chi invoca la realtà.
Per rimproverarla agli altri e non a se stessi.
 
Non c'è da rimproverare niente.
Soprattutto a coloro di cui non conosco nemmeno il numero di telefono.
Come si fa a rimproverare qualcosa a qualcuno che non hai mai sentito in voce?
 
E' così.
Posso osservare.
Posso dire semplicemente che nella realtà ci si rispetta comportandosi in modo assertivo e dialogante.
Qui invece, in questo posto, basta essere se stessi per rispettarsi.
Anche senza contatti diretti.
Anzi.
Il brivido è proprio selezionarli all'inverosimile.
Essere se stessi per essere eventualmente e liberamente subito dimenticati.
Cosa che non succede per la simultaneità con l'ora legale, hehe.
 
 
La ricetta comunque è incrementare il proprio personale PIL
Prendendo il part-time.
Riducendo i consumi al minimo, minimo indispensabile.
Arricchendosi di tempo libero.
Dedicandosi alle figlie.
Alla musica.
A mia moglie.
Alle biblioteche pubbliche.
E poi.
Poi combattere nel prossimo referendum confermativo per abolire la "riforma costituzionale della house".
Combattere per unire tutti gli stronzi del centrosinistra.
Che sono stronzi, ma stronzi, ma talmente stronzi da non trovare nemmeno un cesso che li possa contenere tutti insieme.
Sapendo che è meglio perdere che perdersi, almeno in politica.
In politica integri.
In amore integrali.
Come il casco, hehe.
 

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venerdì, 17 dicembre 2004

 
Il piacere più sublime è svegliarsi completamente incorporeo, cioè totalmente sprofondato nel materasso.
E a quel che resta delle cellule anestetizzate dalla serotonina notturna dare una reciproca carezza, di sorrisi, mugolii e mani calde che diventano facilmente voglia sonnanbula.
Desiderio di lavarsi come i gatti, in quell'odore di carne così esausto da sembrare elettrostatica degli ormoni.
Sono odori del cuore che si attaccano al cuore.
Da lì planare nuovamente dentro, come se non ci fossimo mai staccati.
E sentire oltre i sensi per abbandonarsi nell'altra come in un abbraccio di anime.
Al fine disperdersi nuovamente insieme proprio mentre ci raccogliamo.
Poi aspettare le bambine nel lettone.
 
Soltanto dopo giocare con alcuni elementi descrittivi per cogliere il senso plausibile di quello che è giusto o delittuoso.
 
E rimanendo in bilico sui fatti  lasciare alla propria mente la facoltà di inorridire di fronte a quello che può pensare.
Quindi aggiungere per la propria bellezza che le bambine sono le catalizzatrici di un calore esistenziale infinito ed inimmaginabile.
Mentre per il proprio e repellente orrore che le stesse possono diventare fenomenali nel ripulire tutto fino all'ultima goccia.
 
I fatti possono essere terribili.
Più delle parole.
 

Postato da: s-composizioni a 13:19 | link | commenti |

martedì, 14 dicembre 2004

 
Le parole non hanno la forza dei fatti.
Sono di un'altra evidenza.
Mostrano la natura del possibile.
Spesso la superano, questa possibilità.
Come un'anticipazione.
Tutti abbiamo vissuto questa dimensione della realtà trasfigurata al suo interno.
Prima ancora.
O con la sete della logica o con l'immaginazione della fame.
Il corpo genera pensieri, è inevitabile.
Il corpo si dà come un fatto pieno di parole.
Che non lo spiegano.
Ma provate a fare a meno del corpo.
Provate a fare a meno di questa barca sul mare.
Nuoterete.
Perchè i fatti senza il pensiero non ci avrebbero regalato la ruota.
Ma il mio corpo scivola che è una bellezza.
E non è una questione di senso storico.
Dipende dalla lingua.
Per cui la rivoluzione industriale da noi è arrivata dopo, molto dopo.
Mancavano le parole per fare le gallerie.
Nel cuore dell' Europa mediterranea.
C'erano le Alpi.
L' Unità d' Italia a venire.
Ma soprattutto chi pensava ai trafori, allo scavare canali di comunicazione, lo ha fatto dopo.
E ricordare è un attitudine.
Come pensare, ad essere precisi.
 
Perchè avevamo le repubbliche marinare?
 
Perchè i commerci avvenivano per mare.
Il famoso triangolo industriale di Colombo.
Le repubbliche marinare mi hanno sempre affascinato.
Sono come Bjork.
A una così gli dici semplicemente : vai e spargi tutta la tua bellezza nel mondo.
Dovrebbe forse rimanere a casa?
naaaaaaaaaaa
Bjork ha il suo specifico.
Sa contaminare innovando.
Mentre adori la sua libertà.
Ti libera.
E così rimani.
 
Bjork mi ricorda mia moglie.
Lei mi fa sempre (senza pensarlo) quest' immenso regalo.
Istintivamente..
Mi stimola lo scatto irresistibile.
Il movimento che innalza.
Siamo una squadra teneramente vorace.
A me lo scatto a lei l'irresistibile.
Penso a questo dono che mi fa quotidianamente.
Penso che il suo sorriso è sempre il premio più bello.
Penso a come è bello camminare con la sensibilità che lei ha fatto nascere.
Per noi.
La sensibilità che ci cura.
Con attenzione.
Anche nei momenti di scontro.
 
Chi è che ti rende più irresistibile di me?
Chi è che ti rende più irresistibile di me?
Agli uomini piace questo dono.
E' una nostra legittima debolezza.
 
Perchè poi i fatti sono sotto la tua carne di donna.
 
Sono sotto la tua pelle.
Sono la forza che liberi ogni volta che ti agguanto.
Sono i mondi d'energia che mi fai bere in ogni direzione.
E' vero.
Una moglie irresistibile ti fa pensare al genere femminile con gratitudine.
 
Chiunque dica il contrario non ha mai sentito la voglia di fecondare il mondo intero.
Chiunque ami la donna.
Come io amo mia moglie.
 
 
Prendete una normale passeggiata.
Di quelle che faccio in giardino.
Oltre il giardino, insieme a Chance il giardiniere, hehe.
 
Eccolo lì a fare il verso alla televisione interattiva.
hehe
 
Mi divertono i giardini, anche se sono custoditi.
Quando fanno un complimento a mia moglie è come se mi mettessero un fiore in mano.
Ecco a cosa serve il vuoto del vaso.
A contenere la gioia.
 
Perchè è tutto un appastare.
Prendi il pesce.
Molla il pesce.
Il pesce sguiscia.
Il pesce a volte è un barracuda che si traveste da sogliola.
Alle soglie della percezione.
hehe
 
Però è anche vero che il mondo ha il fascino specifico della sirena.
Il pesce , dobbiamo ammetterlo, alla sirena non gli lega nemmeno i capelli.
Ed è stato un colpo di culo pazzesco leggere Meri Lao a 20 anni.
 
Le sirene sono una porta.
Sono il simbolo dell' immaginario.
Che noi nature naturalmente acculturate abbiamo trasformato nella Donna-pesce.
La donna prigioniera che vive nel suo elemento vitale.
Vivacemente prigioniera, canta, canta che ti fa morire dalla voglia.
Non a caso la sirenetta, per il bel principe della terra ferma, rinuncia alla sua voce, al suo cantare, al suono del mare.
E in questa rinuncia c'è sì il suo amore, ma anche il suo limite.
Io dico che la sirena non deve mai rinunciare al suono della sua clitoride.
Quella bella pinna che hai fra le gambe.
Mi porta negli abissi del piacere.
La vibrazione del chicco è talmente intensa da provocare un campo gravitazionale.
La preda cerca il tuo specifico.
La tua profonda capacità.
E forse ha capito.
Forse è banale.
Ma sei una porta dell'universo.
Sei una sirena.
Sei il diaframma fra la vita sognata e il desiderio che accada.
Sei il tuo chicco incarnato nella possibilità.
La possibilità ti dà alla testa.
Come ogni porta sai cosa separi.
E quando uno ti oltrepassa ti senti unita nel suono.
Nel tuo suono.
Sei il magico diaframma fra la vibrazione del tuo chicco di riso e la gola profonda dei suoni che ti risalgono dentro.
Sei il suono che ti fa modulare il piacere rendendolo ancora più significativo delle parole.
Delle parole con cui costruisci il desiderio di evadere dalle stesse.
La parola non è il tuo fine.
La parola è la possibilità che tu sia il suono e non il significato.
Pensa solo per un attimo a quanto sei referenziale.
Ti riferisci proprio a quella onda calda di pienezza che ti sta invadendo.
E' un flusso che supera i nomi e gli oggetti.
Non solo per la differenza che c'è fra la parola e la clitoride, oggetto per antonomasia.
Ma per l'unità che esprime.
Tutte le volte che mi tappano la bocca.
 
E allora si cade nell'intimità totale.
Quell'intimità lieve e acerba che ti spinge a leccare le pareti interne del culo.
Per poi fermarsi.
E continuare.
Fermarsi.
E continuare.
 
Fermarsi nelle parole continuare nei fatti.
E scoprire quanta musica c'è nella forza che scioglie entrambe.
 

Postato da: s-composizioni a 14:54 | link | commenti |

venerdì, 10 dicembre 2004

 
Tonto-bit.
Mi voglio chiamare tontobit.
Mi fa venire in mente quello dei bisonti imboccato dalla valchiria della bigiotteria estrema.
hehe
Che cazzo di pretesa assurda quella di intravedere il diritto d'autore su tutti i colibatteri fecali in movimento.
Però che consolazione paradossale capire che ci si capisce anche quando non ci si capisce nulla.
hehe
Si.
In effetti è stato speciale ingoiare questa polpettina.
Istruttivo.
Diciamo che alcuni elementi della casualità sono molto casuali.
Come passare dall'accoglienza all'orda sanguinaria attraverso alcune parole chiave.
Perchè l'acconto della s-composizione emotiva (citazione) è un ascolto.
Ed è interessante fare la ricostruzione della propria fine.
Coinvolge.
E spiega la natura del nostro vagare fra le parole al buio.
Ovviamente.
Con un occhio al calendario.
 
Era martedì.
 
Oggi è venerdì.
Quindi parte in tromba anche il proverbio.
Diciamo che mi ha fregato l'acconto che ciondolava.
Perchè l'acconto è come l'ascolto.
L'ascolto infatti è sempre un acconto di fiducia reciproca.
Ed è già un bel mistero capire quando inizia.
L'ascolto.
E' come quando non ti riconoscono ma sanno di aver capito bene.
Infatti hanno la premura di rispondere con una domanda che afferma.
Una domanda retorica.
hehe.
 
Io sono sempre fiducioso sulle diffidenze che trasformano in qualità la sfiducia di cui ho bisogno.
Serve a me quella distanza.
Di sicurezza.
Chi parla almeno sa di essere ascoltato come un investimento.
Boing.
Anche su parole che ricalcano le associazioni.
Crash, mhhh,  ah, che danno.
 
 
Ma è possibile anche fare confusione.
E' possibile.
E' possibile soprattutto contattare quel vecchio artista di strada, del tutto sconosciuto, e farsi raccontare.
Quanto è curioso, no? A meno che non mi dica che, hehe.
Ipotesi strampalate.
 
Le eventuali implicazioni di contesto.
Ma soprattutto il testo.
Fanno pensare ad una convivenza forzata di dieci secoli.
Soltanto dieci,  si.
Ma dopo un divorzio ottenuto a 2000 anni dalla luna di miele.
Senza dimenticare i due eoni di separazione giudiziale passati in trincea.
A sputarsi nei corridoi.
Raccogliendo la saliva nei vasi latini del tempo (2000 anni...).
 
E' vero.
Si può per un tratto, per un banale acconto, solidarizzare con se stessi.
Essere una proiezione ridicola.
Trovare nella parola acconto quella candela o s-composizione emotiva che resiste alla tempesta.
E poi dopo, comunque, chiudere proprio per questa ragione.
Perchè ci è venuto in mente di farlo.
Oppure essere estranei e solidarizzare con se stessi, ugualmente.
Per chiudere con se stessi.
Perchè non ci è venuto in mente di non farlo.
La stessa motivazione per due fini diverse.
Sempre fine, però.
 
 
E' tristemente vero.
Si può concedere, insieme alla fiducia, anche l'acconto di un abbraccio.
Scegliendo bene le parole, per far confusione.
Chi dopo anni.
Chi dopo mesi.
Chi dopo una settimana.
Chi subito.
Chi siamo noi per far decidere ad altri?
hehe
 
Quello che mi fa ridere.
Quando rido di me stesso.
Quando rido della mia supponente cattiveria che non riesce nemmeno a individuare le sembianze di un equivoco.
E' questo proliferare di presepi.
E tutti che vogliono fare la stella cometa.
 
Meno male che io sono il buio.
hehe.
 
Il buio è come il silenzio.
Se lo senti parlare vuol dire che hai acceso la luce.
Ma non sei l'interruttore.
Non sono nemmeno l'interrutore di me stesso.
hehe
 
E togli quel dito medio alzato, hehe.

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martedì, 07 dicembre 2004

 
Per parlare con il mondo, in questo mondo di bit-onto-logici, devi essere autorizzato.
Per me è un incredibile scoperta.
Mia moglie ha ragione.
Il mio grande limite è che non le rompo mai i coglioni.
Se le rompessi i coglioni sarei presente.
E' sottilissima mia moglie.
E' talmente sottile che il formaggio me lo fa annusare, prima.
Con l'acquolina in bocca, hehe.
Poi uno deve parlare del suo rapporto con il mondo.
Un mondo a cui è stato detto sono l'oscurità.
Mi sto indagando.
E allora nel mio caso, clinicamente ludico, il termine adatto è trasecolarizzazione.
hehe
Sono i neologismi del circolo battuta al volo, che tradotto non significa necessariamente battuta di caccia.
Ma avendo soltanto l'arco di parole le passere volano liberamente.
Ed è una prima constatazione.
 
In fondo, a leggere bene, uno ha semplicemente interagito con una pancia gonfia e con un invito a prenderselo nel futuro, ritornando direttamente allo specchio.
Della faccia a culo.
 
Uno, a leggere bene, si diverte.
 
Voleva disquisire piacevolmente sulle molestie.
hehe
Sembra incredibile che lo faccia.
E per di più con il reciproco conforto e godimento degli interessati.
Sono sottilette, me ne rendo conto.
E  quando si è abituati a cucinare con i formaggi dell'alta montagna.
Si rimane perplessi di fronte ai prodotti dell'industria alimentare.
Che la parola cultura qui non ciazzecca, evocando le mie mani pulite.
 
Perchè uno dice di essere oscurità.
 
Quasi per sillabe, o s c u r i t à.
Con trasparenza.
Tanto che il canale, appunto, serve da lampada.
E' quel passaggio dal tunnel.
hehe.
 
Se i fatti sostanziali hanno un senso oltre le parole.
Quel canale rimane muto.
Ed è una constatazione.
La seconda.
E' una constatazione, non è un giudizio.
Se riesci a capire la differenza.
 
 
La verità, purtroppo per me che la scanso come una rivelazione, è che l'ironia diventa profonda quando al genere umano non si rimproverano i propri difetti.
Anzi.
Se fossi perfetto sarei terribilmente noioso.
E prevedibile, come quel temerario giudizio che si esprime (arroccati nella propria intelligenza) prima ancora di aver sentito la voce maschile o femminile del proprio interlocutore.
Ti è mai venuto in mente che potrei essere una donna?
Perchè a quel genere di figli frutto di una parafrasi sensuale, si aderisce con entusiasmo.
L'entusiasmo di chi non si conquista mai, personalmente.
Di chi non ha certezze (ma dimostra di averle...).
Di chi non si sente leso nelle sue prerogative.
La lesa maestà in questo senso diventa incomprensibile.
 
E' comunque una scelta.
 
E quel che conta è che rimangono le motivazioni.
Illuminanti.
Che uno prende, a questo punto, per confermarsi un' idea.
Ho conosciuto una donna capace di vivere con l'assoluto dentro rimanendo al suo posto.
E senza chiederlo.
 
Non sei tu
 

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venerdì, 03 dicembre 2004

 
Con-torsioni.
Il corpo sa darci risposte che noi non sappiamo nemmeno figurarci.
Anche se hanno la faccia al posto del culo.
Sono co-ntorsioni, hehe.
Prima ancora di essere sul vaso, hehe.
Sul vaso della nostra anima, intendevo.
Vaso da colmare.
Come fa la fiammata di vento alla vela della vasca.
Sempre di bagno si tratta.
Comunque immerso, m'illumino.
(E' una variante sonica).
Dai, possiamo ammetterlo.
Noi siamo animali che si guardano lì, anima lì, proprio lì.
Come non vederle insieme queste torsioni.
Con, insieme, che bella parola.
Le torsioni dell' ES-peranto, infatti, sono una lingua immortale nel senso etimologico di a-mors.
L'amore è  come l'assenza della morte.
A un livello che ti spiana i testicoli.
(immaginarsi l'effetto..)
Perchè la morte è come quando si esiste senza vivere.
Te ne accorgi.
Che quella spinta lì, anima lì, te la può dare solo l'a-mors.
 
Amo il contorsionismo.
hehe
Dietro, avanti, laterale, sopra, sotto.
 
Insomma.
Le torsioni hanno una caratteristica inconfondibile.
A differenza dell'idea che ti si accende dentro come un punto luminoso e intenso, con rara leggerezza e immediata prospettiva dinamica.
Le torsioni sono un'immersione nella voglia.
Sono il bagno in una vasca calda con i sali.
Sono il movimento che abbassa la pressione.
Il  c(_) |_ ima pesante dove i testicoli danno il loro peggio.
A seconda del testo o testata nel muro.
E' uno spostarsi in avanti, come gli avanzi.
TI fai spazio alla tavola andando indietro, hehe.
E come il vino lega la terra al cielo così il genere femminile  scatena l'arte-ria poetica, il flusso di sangue che avvinghia all'Ede(n)RA, in forme solubili.
 
I cosiddetti scioglimenti molesti.
 
Sono buffi gli scioglimenti.
 
Sono la conferma che siamo materia multistrato.
Tutta compenetrata.
Ed è evidente che quando si parla di presenza.
Di presenza in senso completo.
Si parla dell'allineamento di questo multistrato interiore.
L'anima funziona così.
Quando il tuo sentire è compatto ed integro.
Quando è unico.
Hai l'allineamento.
Congiunzione, hehe.
(qui ci starebbe bene una compilation di saluti)
Quando il tuo sentire è frammentato
ato
non atto (è solo una T mancante)
Un tetto metaforico, hehe.
Se ti sciogli in casa ti raccoglie mia moglie.
Lei ha il sesto senso dello scioglimento.
Del mio prima ancora che accada.
E' molto previdente, hehe.
Anch'io però sono pre-vidente, hehe.
 
Conosco i miei diritti.
Mi appellerò alla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.
Spiegando le mie ragioni.
Due ragioni è meglio che una, hehe.
Le lasci lì a discutere e...
 
Dicevo che sono molestie.
Sono molestie al libero pensiero.
 
 
Eden più RA.
Eden più RA (provate a ripeterlo incalzando, sembra una grido di guerra e riscossa..).
hehe
Il paradiso energetico, occidente e oriente in strettissima relazione, direi penetrante.
Ci sono infatti degli avanzi.
Di galera, hehe.
Evidentemente di scrupoli nessuna traccia.
Traccia, hehe.
Che attentano alla famiglia cerebrale con non curanza.
Il cervello è una famiglia.
Ve lo posso assicurare.
Funziona nello stesso modo: basta avere tre donne al giorno in casa, ogni giorno.
 
Ecco che l'uomo non può che appellarsi alla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (dell'uomo, non della donna..c'è scritto così, hehe).
Se a uno gli piacciono le donne (libero pensiero, che dibatte sulla prassi) non gli si chiede di dimostrare un teorema, (quello dove si sceglie sempre la moglie anche se è la prassi hehe), semmai gli si chiede di continuare.
La prima a farne le spese del resto sarebbe la moglie.
Direttamente.
E' ambigua ma rende bene, hehe.
 
L'art. 19 è chiaro.
Libertà di pensiero ed espressione "incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione".
hehe.
 
 

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venerdì, 26 novembre 2004

 

Le amicizie più belle sono quelle segrete.
E' un paradosso.
Ma ha a che fare con la vanità dell'essere supremo.
Che ha cercato amicizia trovando inevitabilmente anche la vanità.
La sua.
 
La musica è vanitosa?
 
E' una bella domanda se si vive per lei.
E' una domanda amichevole, per l' appunto.
Empatica.
La musica è un linguaggio.
Che però ci comunica l'ineffabile.
Nel linguaggio, che martin pescatore ha definito casa dell'essere, c'è un' intenzionalità ambigua che può sconfinare nella vanità.
Più che sconfinare ci abita.
A meno che questa stessa vanità non sia la vanità dell'amore.
hehe.
Perchè si sa.
Tutto è vanità.
Anche la matematica.
Ma dio crea per amore e lui se lo può permettere, hehe, il vanitosetto.
Dio crea dal nulla il medesimo buco in cui getta i numeri dello stupore che si riempie di bellezza.
E' dio, hehe.
Cioè.
Si può permettere di farlo a fin di bene anche se non è vero.
Riflettere bene sulla frase.
Confrontandola con il finale.
Cioè.
Lui lo sa che è a fin di bene.
Lo prova il bene che prova.
Prova! , hehe
Il problema è che la vanità non è mai autoreferenziale.
Deve interagire.
Deve specchiarsi.
Quel cazzone chi ha creato a immagine e somiglianza.
Avete capito!?
Era solo,  poverino.
Aveva bisogno di amarsi, amando.
Perchè l'atto d'amore contiene il suo specchio, essendo completo.
E' l'unico atto dotato di un senso.
Dotato, hehe.
Completo, hehe.
Pienamente in-esauribile.
In, sta per dentro l'esaurimento nervoso, hehe.
Che ti prende quando non ami.
Quando non hai un senso da dare alla vita.
Ecco che anche lui, come noi, ama stupirsi.
E' completamente pazzo.
Vuole sentirsi vibrare nella sua musica.
Essere quella musica.
Quando la solitudine infinita (esistenziale poverino) si colma del proprio stupore si morde la lingua ma è già troppo tardi, hehe.
La lingua, io l'ho sempre detto, serve bene, benissimo, ad altri buchi.
Di contorno, per il sughino che sta sopra.
Sughino e ossobuco.
Perchè la domanda potrebbe essere il buco visto dalla matematica.
Cosa ci metto nella matematica per spiegare il buco?
Lo zero.
Entra che è una meraviglia.
Perchè il bello ci fa un buco nel cuore che si riempie continuamente.
Moto perpetuo.
Carburante che stupisce.
Cioè dio è ignorante come una capra ma riesce a trombarsi da solo.
Forte.
Cioè, se poi la buttiamo sulla trinità è una roba da ridere.
A parte i concepimenti telepatici siamo di fronte ad un triangolo con incesto e porcate simili.
Praticamente improvvisano il bello nel suo fluire.
Movimento immobile, hehe.
Movimento immobile, o se si preferisce movimento determinato dalla vanità indeterminata della solitudine.
Mai lasciare da soli i bambini con il latte sul fuoco, hehe.
Rimarranno stupiti da questo rigoglioso biancore che monta in mille bolle vuote ,hehe.
Nessuno di loro spengerà la fiamma.
Ve lo posso assicurare.
La vanità però ci rende pazienti.
Noi siamo pazienti (ammalati) per pura vanità.
Per esempio quando io chiedo ad un prete se l'icona con i capelli lunghi ha mai riso e trombato e questo mi risponde di no in nome del sacro timore.
Io dimostro una bella pazienza.
Cazzo si è incarnato a fare?
A fare ? 
In nome del bene timorato sopportiamo di tutto.
Come puoi salvarmi se non conosci da cosa sono afflitto? 
Per essere buoni e bravi ci accontentiamo di risposte brutte e senza domanda.
Quanto sono buono!
Quoelet e Giobbe, sono importanti, hehe.
Anche il Cantico, però.
Il combattimento d'amore, "ti credo-non ti credo", è la cosa più bella che gli potesse capitare a quel vanitosetto.
Dio è vanità che si trasforma in amicizia.
E non è un caso che la radice di stupidità sia stupire, stupore,stupefatto, stupefacente.
Dio è una droga che circola.
Falla girare!
Soltanto gli scemi non hanno i polmoni per respirare questa bellezza.
E la radice di scemo è scemare, venir meno.
Viene meno l'effetto della droga, hehe.
Provate a sentire il suono sul palato.
"Stu" sale e riempie il naso.
"Sce" scende e disperde il fiato.
Sprecato.
Io sono stupido, non scemo.
O perlomeno.
Ci provo con tutto le mie forze ad essere stupido.
Quando non ci riesco.
Resto in silenzio.
 
Ecco che il silenzio è la verità.
L'unica verità possibile.
 

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